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Difesa

Cavi sottomarini e capacità russe: la nuova sfida tra Mosca e NATO

Il dominio subacqueo entra nella pianificazione strategica dell’Alleanza: Russia e NATO rafforzano capacità di sorveglianza, deterrenza e protezione delle infrastrutture nell’Alto Nord.

Danneggiati cavi sottomarini nel Baltico. Scoppia l'allarme: è guerra ibrida russa

Il fondale dell’Artico sta assumendo un peso sempre maggiore nel confronto strategico tra Russia e NATO. Nella primavera del 2026, nelle acque prossime alle Svalbard, unità russe riconducibili alla Direzione principale per la ricerca in acque profonde (GUGI) sono state individuate durante un’attività addestrativa che, secondo due funzionari occidentali citati da Reuters, prevedeva la simulazione dell’impiego di una tecnologia destinata a colpire infrastrutture sottomarine, compresi i cavi di telecomunicazione.

Le unità sono state monitorate da forze britanniche, norvegesi e statunitensi. Secondo le fonti, l’intervento alleato avrebbe impedito la conclusione dell’esercitazione, inducendo successivamente le imbarcazioni russe a lasciare l’area. Non sono stati segnalati danneggiamenti ai collegamenti presenti sul fondale. Mosca non ha fornito una ricostruzione dell’episodio e ha respinto in precedenza le accuse occidentali relative a presunte attività contro infrastrutture dei Paesi NATO.

Cosa sappiamo

Il GUGI rappresenta una delle componenti più riservate dello strumento navale russo. La denominazione ufficiale utilizzata dal Regno Unito è Main Directorate of Deep-Sea Research. Le sue piattaforme sono progettate per operare a grandi profondità e svolgere missioni specialistiche. La struttura è stata inserita nel quadro delle misure restrittive britanniche per le attività attribuitele nel dominio subacqueo.

Le informazioni sull’attività delle Svalbard non consentono di determinare la natura esatta del dispositivo utilizzato. Fonti occidentali parlano di una simulazione e non di un sabotaggio effettivamente eseguito. È quindi necessario distinguere tra la preparazione di una capacità operativa e una decisione politica d’impiegarla contro un’infrastruttura della NATO.

Le Svalbard sono collegate alla Norvegia continentale da due cavi in fibra ottica, ciascuno lungo circa 1.400 chilometri e capace di raggiungere profondità fino a 2.700 metri. I collegamenti trasportano una parte rilevante dei dati acquisiti dalla stazione satellitare SvalSat, uno dei principali nodi terrestri mondiali per la ricezione e la gestione delle informazioni provenienti dai satelliti.

La vastità dei tracciati e la profondità dei fondali rendono complessa una sorveglianza permanente. La possibilità di localizzare, studiare e monitorare queste infrastrutture assume pertanto rilievo sul piano della pianificazione militare, anche in assenza di un’azione diretta contro i cavi.

Il quadrante Svalbard-Kola e l’accesso al Nord Atlantico

Il valore delle Svalbard non deriva soltanto dalla presenza dei collegamenti in fibra ottica. L’arcipelago si trova lungo le direttrici che uniscono l’Artico russo al Nord Atlantico. A sud delle isole, l’area denominata Bear Gap costituisce uno degli spazi marittimi attraverso i quali le forze russe provenienti dalla penisola di Kola possono dirigersi verso l’Atlantico settentrionale.

La penisola di Kola ospita importanti componenti della Flotta del Nord, comprese piattaforme subacquee strategiche. Per la NATO, il controllo delle attività provenienti da questo settore rappresenta da tempo una priorità operativa. La sorveglianza dei fondali si sovrappone così al controllo delle direttrici marittime utilizzabili dalle forze russe.

Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti hanno intensificato la cooperazione militare nell’Alto Nord. Nel 2026 la NATO ha avviato Arctic Sentry, mentre Londra e Oslo hanno rafforzato le attività congiunte nell’area di Jan Mayen. L’obiettivo è integrare pattugliamento navale, ricognizione aerea, sistemi di sorveglianza e capacità di intelligence.

Nel dominio subacqueo, caratterizzato da grandi distanze e limitata visibilità, la superiorità informativa assume un ruolo determinante. Individuare tempestivamente un mezzo, seguirne gli spostamenti e comprenderne l’attività consente infatti di ridurre il margine di manovra di eventuali operazioni clandestine.

Cavi sottomarini e resilienza europea

La vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine non riguarda soltanto l’Artico. L’Europa dipende da una vasta rete di cavi destinati alle telecomunicazioni, alla trasmissione dei dati e ai collegamenti energetici. La distruzione nel 2022 di tre delle quattro condotte del sistema Nord Stream ha modificato profondamente la percezione della sicurezza dei fondali europei. Successivamente, diversi episodi hanno interessato cavi e altre infrastrutture nel Baltico e nel Mare del Nord, dando luogo a indagini specifiche sulle responsabilità.

Tra gli elementi sottoposti a monitoraggio figura il cosiddetto drifting, cioè la navigazione lenta o la permanenza prolungata di navi nelle vicinanze di infrastrutture sensibili. Secondo Windward, nel 2025 sono state rilevate 13.079 unità impegnate in questo tipo di attività nel Mare del Nord, il 52% in più rispetto al 2024. Nel Mar Cinese Meridionale l’incremento è stato dell’88%, fino a 18.401 navi. Nel Baltico, invece, il dato è diminuito del 5%, attestandosi a 526 unità.

Il drifting non costituisce di per sé una prova di attività ostili. La navigazione in acque internazionali deve essere valutata alla luce delle norme del diritto del mare. Per gli apparati di sicurezza, tuttavia, la concentrazione di comportamenti anomali nei pressi di infrastrutture strategiche può fornire elementi utili per ulteriori accertamenti.

La NATO ha rafforzato la sorveglianza attraverso iniziative come Baltic Sentry e Nordic Warden, mentre la Norvegia prevede entro il 2028 un nuovo collegamento in fibra ottica tra Svalbard, Jan Mayen e la terraferma. La diversificazione delle rotte rappresenta una delle principali misure per aumentare la resilienza delle comunicazioni.

Le informazioni disponibili non dimostrano un sabotaggio russo dei cavi norvegesi né consentono di affermare che Mosca abbia deciso di attaccare infrastrutture della NATO. Secondo le fonti occidentali citate da Reuters, documentano tuttavia un’attività addestrativa nella quale sarebbe stata simulata una capacità potenzialmente impiegabile contro collegamenti sottomarini.

Il confronto strategico nell’Artico si estende così anche al fondale marino, dove protezione delle infrastrutture, raccolta informativa, deterrenza e controllo delle direttrici navali sono ormai elementi strettamente collegati.

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