Il Pentagono sta elaborando un piano per rendere le basi militari – ma non solo – in grado di resistere a interruzioni di energia e della filiera di approvvigionamento per 90 giorni in caso di scoppio di un conflitto di vaste proporzioni.
Il piano si chiama Fortress, e si tratta di un’iniziativa militare di ampio spettro volta a garantire che le forze armate statunitensi possano continuare a combattere anche in caso di interruzione dei sistemi civili da cui dipendono, come riferisce Fox News.
Il portavoce del Pentagono, parlando del progetto, ha riferito che le forze Usa non possono essere dipendenti dalle reti e dalle infrastrutture civili qualora dovesse scoppiare un conflitto esteso, in quanto si tratta di un “rischio intollerabile”.
La rete elettrica nazionale è il punto debole
Questa decisione è frutto dalla constatazione che senza l’energia elettrica vengono perse comunicazioni, l’acqua, la logistica, le linee di assemblaggio e persino le strutture di comando militari di base, e la rete elettrica di distribuzione è organizzata su griglie regionali di ampia estensione, che se disabilitate provocherebbero l’interruzione dell’operatività del sistema di sostentamento di una base militare.
L’esempio pratico di questa possibilità è stato reso dalla guerra in Ucraina, dove le infrastrutture energetiche sono organizzate similmente e dove gli attacchi russi hanno messo in crisi la capacità ucraina di mantenere in servizio la rete elettrica su vasta scala.
Nell’ambito del piano Fortress, pertanto, ogni principale installazione militare negli Stati Uniti continentali dovrebbe essere in grado di sostenere autonomamente le operazioni essenziali per almeno 90 giorni, garantendo l’accesso a elettricità, acqua, carburante e comunicazioni. Questo requisito riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui il Pentagono si sta preparando alle minacce al territorio americano, inclusa la possibilità che un conflitto di vasta portata possa interrompere le infrastrutture a supporto delle operazioni militari all’interno degli Stati Uniti.
Detto in altri termini, a Washington si è tornati a pensare alla modalità di mantenimento dei servizi essenziali della difesa in caso di conflitto di ampia portata: qualcosa che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.
Microgriglie energetiche per resilienza e ridondanza
Resilienza e ridondanza dei sistemi sono concetti chiave nel mondo militare che stanno diventando sempre più presenti nell’organizzazione delle reti civili proprio sulla scorta delle esperienze osservate nei conflitti contemporanei, e la rete elettrica è quella più fragile se considerando che sino tempi recenti si era provveduto ad assicurare la continuità energetica solo su scala puntuale attraverso gruppi elettrogeni, ovvero generatori elettrici a carburante diesel capaci di fornire elettricità a un’installazione o a strutture critiche come ospedali e centri di controllo del traffico aereo.
Questa problematica sta venendo affrontata negli Stati Uniti – e altrove come vedremo – attraverso la costituzione di microgriglie energetiche, capaci di staccarsi dalla rete elettrica principale in caso di bisogno e di mantenere l’erogazione di energia elettrica per lungo periodo. Fortress quindi prevede l’utilizzo di reattori nucleari portatili, sistemi di accumulo a batteria su larga scala e microreti in grado di scollegare le installazioni militari dalla rete elettrica civile, consentendo loro di continuare a operare durante prolungate interruzioni di corrente secondo il principio che l’alimentazione elettrica deve essere indipendente, robusta e ridondante.
Anche in Italia si sta affrontando la stessa problematica
La ridondanza impone anche la diversificazione delle fonti e la loro dispersione sul territorio, e da questo punto di vista, sempre per le stesse considerazioni generali, anche da questa parte dell’Oceano Atlantico si sta pensando alla costituzione di microgriglie energetiche per il mantenimento della distribuzione elettrica non solo dal punto di vista strettamente militare.
In Italia, ad esempio, la Difesa sta studiando la possibilità di utilizzare mini-reattori nucleari che insieme a fotovoltaico, eolico e accumulatori - il tutto distribuito sul territorio - possano contribuire all’approvvigionamento elettrico della rete nazionale in condizioni di normalità, ma essere staccati dalla rete di distribuzione in caso di interruzione della stessa per garantire la continuità di tale approvvigionamento.
Ovviamente, la costituzione di microgriglie energetiche comporta anche la dispersione delle sottostazioni di trasformazione/derivazione e la loro diffusione, in modo da rendere molto difficile, o comunque molto costosa, la possibilità delle loro eliminazione attraverso un attacco.
In questo modo uno scenario in cui pochi attacchi mirati a centrali o snodi energetici sono sufficienti a mettere in ginocchio la rete elettrica di un Paese diventa di molto difficile attuazione.
Scorte di materiali critici e alternative al GPS
La strategia del Pentagono prevede anche di ovviare alle gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento globali che forniscono alle forze armate armi, equipaggiamento e materiali critici. Il prossimo conflitto su vasta scala si combatterà probabilmente su più fronti, come si evince dalle dinamiche geopolitiche che sono scaturite dal conflitto ucraino o da quello nel Golfo Persico, per cui le catene di approvvigionamento globali si interromperanno.
Per prepararsi, il piano Fortress prevede riserve strategiche di munizioni, carburante, minerali critici, componenti elettronici, pezzi di ricambio e forniture mediche in grado di sostenere le operazioni militari qualora le vie di approvvigionamento internazionali venissero interrotte o i produttori nazionali non riuscissero a tenere il passo con la domanda in tempo di guerra.
Un altro elemento fondamentale riguarda la preparazione del settore manifatturiero civile statunitense a supportare una mobilitazione in tempo di guerra. Attraverso la Civil Reserve Manufacturing Network, un’iniziativa già esistente e integrata in Fortress, il Pentagono prevede di individuare le fabbriche in grado di convertire la propria produzione a una di guerra durante una crisi. A tal fine, il Pentagono sta varando piani per valutare le capacità dei produttori e stabilire in anticipo specifiche tecniche, protezioni informatiche, accordi contrattuali e procedure di conversione, anziché attendere l’inizio di un conflitto. Sono previsti inoltre test di stress industriali ed esercitazioni di mobilitazione ricorrenti per valutare se i produttori sarebbero in grado di mantenere la produzione durante interruzioni prolungate.
Fortress prevede anche sforzi per rafforzare le capacità militari di comunicazione, navigazione e satellitari contro le interferenze, compresa la capacità di continuare le operazioni in caso di disturbo dei segnali GPS o di interruzione delle risorse spaziali. Da quest’ultimo punto di vista probabilmente la navigazione terrestre sarà garantita attraverso qualcosa di simile alla vecchia metodologia a radiofrequenza che era propria della rete militare LORAN, attiva prima dell’arrivo della tecnologia di navigazione basata su assetti spaziali e che, in ultima analisi non è mai stata del tutto dismessa proprio per avere un sistema “di back up”.
