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Difesa

In America è corsa al riarmo: maxi-ordine di Tomahawk

“Attacco e deterrenza”. L’arsenale Usa piange dopo mesi di guerra in Iran: commessa da 22,9 miliardi di dollari per i super missili

"Stanno finendo i missili contro l'Iran": il report sui Tomahawak che preoccupa gli Usa

Nonostante le smentite di rito e le risposte sdegnate del Pentagono e della Casa Bianca le scorte di armi americane, evidentemente, scarseggiano. Soprattutto alcune, considerate fondamentali. Del resto, la produzione pro-Ucraina prima ma soprattutto la guerra all’Iran poi, hanno obbligato l’esercito Usa ad impiegare centinaia di missili. E ora, per quello che (Trump dixit) è «l’esercito più potente al mondo», è partita la corsa al riarmo. Ecco quindi la maxi-commessa che la Marina americana ha assegnato a Raytheon, società del gruppo Rtx, con un contratto da 22,9 miliardi di dollari della durata di sette anni per la produzione di missili Tomahawk per «rafforzare una capacità fondamentale per gli attacchi a lungo raggio e garantire che le nostre forze navali e congiunte dispongano della potenza di fuoco letale necessaria per scoraggiare le aggressioni e proteggere la patria è di fondamentale importanza», l’obiettivo dichiarato, là dove l’arsenale palesava le sue mancanze per un missile fondamentale per l’esercito americano.

Il piano prevede di portare la produzione dagli attuali circa 60 missili a oltre mille forniti ogni anno, accelerando anche i tempi delle consegne. Nelle scorse settimane è emerso come le scorte di missili a lungo raggio e intercettori sarebbero fortemente ridimensionate dopo oltre sei mesi di attacchi contro l’Iran. Indiscrezioni di stampa hanno riportato che l’esercito ha consumato quasi tutte le proprie scorte di missili Atacms e Prsm, e le forze armate avrebbero impiegato complessivamente circa l’80 per cento degli intercettori Thaad e quasi metà dei Patriot. E la nuova commissione, nonostante le smentite dei vertici delle forze armate, confermerebbero in pieno le indiscrezioni. Anche perché la commessa arriva dopo l’assegnazione di altri contratti per la produzione di sistemi e componenti antimissile.

Ma in particolare sono proprio i Tomahawk l’oggetto del desiderio dell’esercito. I missili, lanciati da navi e sottomarini, sono progettati per colpire obiettivi terrestri a grande distanza e sono considerati il fiore all’occhiello dell’industria bellica americana. Secondo le stime, prima del conflitto in Iran la Marina statunitense aveva a disposizione circa 3.100 Tomahawk che al momento sarebbero più che dimezzati. Uno dei problemi legati ai missili, che costano circa 2,6 milioni di dollari l’uno, è il complesso ciclo produttivo: da quando viene commissionato a quando viene effettivamente consegnato possono passare anche più di tre anni. Che in caso di più fronti di conflitto aperti, come accade oggi, rende molto difficile effettuare stime concreti sugli armamenti a disposizione a breve termine. Anche per questo ecco i maxi-ordini che fanno sorridere le aziende made in Usa. E permettono a Trump di mantenere immutato l’effetto minaccia-deterrenza con cui si pone nei confronti dei nemici. E, a volte, anche degli alleati.

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