Perché ne colpisce più il buonismo che il terrorismo. Toccando ferro e almeno per ora. Il che non significa abbassare la guardia sugli islamici radicalizzati che vogliono portarci in casa la guerra santa, ma che bisogna alzarla su chi per troppo tempo ha raccontato l'invasione degli irregolari come un fenomeno inevitabile, se non addirittura auspicabile. Una falsa caritas che nasconde il piano di far proseliti per un esercito che scassi definitivamente la società incardinata sui valori dell'Occidente. Peccato che a pagare il prezzo di questa marcia verso il Palazzo, siano i cittadini accoltellati per strada e non ricchi o politici che girano con l'autista extracomunitario, ben contenti di pagarlo a basso prezzo, insieme al giardiniere e ai domestici in villa. E così il culmine dell'orrore fu Adam Kabobo, il ghanese con precedenti per resistenza, rapina, furto e stupefacenti che l'11 maggio del 2013 seminò il terrore a Niguarda, uccidendo a picconate tre passanti e ferendone altri due, in preda ai demoni della sua mente. Poi la lunga teoria di coltellate distribuite a caso da chi non riuscendo a integrarsi, perde sovente il senno.
A novembre i fendenti in piazza Gae Aulenti alla manager che andava al lavoro, qualche giorno fa quelli davanti al bar di San Siro, giovedì la ragazza sfregiata in volto alla fermata Duomo del metrò. La dimostrazione che un'immigrazione a cui non si offre integrazione non è sostenibile. La parola "remigrazione" non piace? Ne trovino un'altra, ma facciano presto.