Che si tratti dell’esito delle elezioni o dei dati trimestrali delle società, c’è una grande certezza: al mercato non piacciono le sorprese. Quindi, nonostante i repubblicani abbiano perso sia la Camera che il Senato, le Borse globali e le materie prime hanno percepito la vittoria dei dem come un’ottima notizia. A portare ulteriore euforia sui mercati internazionali ci ha pensato Donald Trump, annunciando di essere disposto a collaborare con l’opposizione che dovrebbe fungere da freno a esiti di politica estremi e ridurre i premi al rischio.
Partendo dall’Asia, che ha chiuso prima ancora della fine dello spoglio, l’ondata blu ha spinto verso una giornata positiva, eccezion fatta per Tokyo (-1,4%), penalizzata dal rafforzamento dello yen sul biglietto verde. Guardando all’Europa, maglia rosa per Milano, con il Ftse Mib salito del 2,2% superando quota 51mila punti, grazie alle performance dei titoli bancari: Unicredit (+5,5%), Mps (+5,1%) e Intesa (+4,9%). Francoforte ha guadagnato il 2,4%, Parigi l’1,96% e Londra l’1,9%. In discesa anche lo spread tra Btp e Bund, a 107 punti base, e il rendimento del decennale italiano al 4,36%. Tonica anche Wall Street, già dalle prime contrattazioni, con i titoli tech - esclusi SpaceX e Tesla - in forte crescita. Alle 19 italiane, Apple guadagnava il 6,5%, Amazon il 6,7% e Meta il 2,3%, sull’ondata di ottimismo per il settore.
Giornata luminosa anche per le materie prime, grazie alla graduale ripresa dei flussi di greggio dal Medioriente. Il Brent ha perso quasi il 9% a 94,3 dollari al barile, con un calo intraday che supera i 9 dollari, mentre il West Texas Intermediate è sceso del 7,8% a 88,6 dollari. La flessione del petrolio si accompagna a quella del gas europeo, con il contratto future sul Ttf di Amsterdam con consegna a dicembre in calo intraday di oltre il 4%, a 87,4 euro al mwh. Anche in questo caso gli operatori guardano ai possibili sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Completa poi il quadro la corsa dell’oro, che guadagna oltre il 3,3% e torna sopra i 4.060 dollari l’oncia, beneficiando dell’indebolimento del dollaro, sceso ai minimi delle ultime quattro settimane.
Inoltre, storicamente le Borse hanno registrato buone performance in presenza di un governo diviso. Ancora di più ora, con la prospettiva di un accordo bipartisan sul bilancio che potrebbe generare un impulso fiscale positivo, attraverso un compromesso che preveda maggiori spese militari e misure per evitare una drastica riduzione delle prestazioni sociali e sanitarie, che rischierebbe di lasciare progressivamente milioni di americani senza copertura sanitaria.
