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Economia e finanza

Migliori broker in Italia, il confronto del 2026

Il confronto tra i migliori broker per investire in azioni, ETF e CFD dall’Italia. Costi, regime fiscale, licenze e verifica CONSOB (2026).

broker

Un broker è l’intermediario autorizzato che permette di comprare e vendere azioni, ETF e altri strumenti finanziari: senza, i mercati regolamentati non sono accessibili ai privati. Chi apre il primo conto dall’Italia si trova davanti tre famiglie di operatori: le banche e SIM italiane, i broker europei specializzati in azioni ed ETF e le piattaforme di CFD. Hanno costi, strumenti e regimi fiscali diversi, e gran parte degli equivoci nella scelta nasce dal confrontarle come se fossero la stessa cosa.

Questa guida confronta i migliori broker disponibili sul mercato italiano nel 2026 partendo dalle informazioni che servono a chi inizia: una tabella con famiglia di appartenenza, strumenti, deposito minimo, regime fiscale e licenza di ciascun operatore; le schede dei singoli broker; la differenza tra regime amministrato e dichiarativo; i controlli da fare sul sito CONSOB prima di versare qualsiasi somma. Tutti gli operatori citati hanno licenza europea o equivalente e sono soggetti a vigilanza.

Indice

Il confronto tra i migliori broker

Cosa fa un broker e come iniziare a investire

Come valutiamo gli operatori

Broker per comprare azioni ed ETF

XTB · eToro · Pepperstone · XM · Axi · IG · Libertex · Coinbase

Regime amministrato o dichiarativo

Verificare l’autorizzazione su CONSOB

I costi da leggere prima di aprire il conto

Domande frequenti

Il confronto tra i migliori broker

BrokerFamigliaStrumenti principaliDeposito minimoRegime fiscaleVigilanza
XTBBroker multi-assetAzioni ed ETF reali, CFD0 €DichiarativoKNF, CySEC 169/12, FCA
eToroBroker multi-assetAzioni ed ETF reali, CFD, cripto50 USDDichiarativoCySEC 109/10, FCA, ASIC
FinecoBanca italianaAzioni, ETF, obbligazioni, fondi0 €AmministratoBanca d’Italia, CONSOB
DirectaSIM italianaAzioni, ETF, derivati0 €AmministratoBanca d’Italia, CONSOB
Trade RepublicBroker UEAzioni, ETF, piani di accumulo0 €DichiarativoBaFin
Scalable CapitalBroker UEAzioni, ETF, piani di accumulo0 €DichiarativoBaFin
DegiroBroker UEAzioni, ETF, obbligazioni0 €DichiarativoAFM/DNB
Interactive BrokersBroker internazionaleAzioni, ETF, opzioni, futures0 €DichiarativoCBI (UE), SEC
PepperstoneBroker CFDCFD su forex, indici, azioniNessunoDichiarativoCySEC 388/20, FCA, ASIC, DFSA
XMBroker CFDCFD su forex, indici, cripto, azioni5 USDDichiarativoCySEC 120/10
AxiBroker CFDCFD su forex, indici, materie primeNessuno (versamenti da 5 USD)DichiarativoCySEC 371/18, FCA, ASIC
IGBroker CFDCFD, certificati turbo24, opzioniNessunoDichiarativoBaFin, succursale CONSOB n. 170
LibertexBroker CFDCFD a spread zero10 USDDichiarativoCySEC 164/12
CoinbaseExchange criptoCriptovalute reali, staking2 €Dichiarativo (33%)MiCA (CSSF Lussemburgo)

La tabella riporta le condizioni pubblicate dagli operatori alla data di aggiornamento della pagina. Le schede che seguono approfondiscono gli operatori contrassegnati; per banche e broker UE il confronto resta a livello di tabella.

Cosa fa un broker e come iniziare a investire

Il broker riceve gli ordini del cliente, li trasmette al mercato e custodisce titoli e denaro sul conto. Guadagna con le commissioni per operazione, con lo spread (la differenza tra il prezzo a cui si compra e quello a cui si rivende uno strumento) e con voci accessorie come cambio valuta e prelievi.

Prima di confrontare i singoli operatori servono tre distinzioni. Le azioni e gli ETF (fondi quotati che replicano un indice) sono strumenti reali: si compra il titolo e lo si tiene in portafoglio. I CFD sono invece contratti derivati che replicano il prezzo di un asset senza possederlo, quasi sempre con la leva finanziaria, che moltiplica guadagni e perdite: per questo sono adatti a chi ha già esperienza, non a chi inizia. Il regime fiscale, infine, stabilisce chi si occupa delle imposte, se il broker (regime amministrato) o il cliente (regime dichiarativo).

Per chi parte da zero il percorso ragionevole è aprire un conto demo sul broker scelto, fare pratica su capitale virtuale, completare il questionario MiFID richiesto per legge e versare solo a quel punto una prima somma contenuta. Le sezioni che seguono spiegano come leggere costi, licenze e regime fiscale di ciascun operatore.

Come valutiamo gli operatori

Gli operatori in tabella rispettano tre requisiti minimi: licenza rilasciata da un’autorità europea o equivalente, fondi dei clienti su conti segregati e condizioni economiche pubblicate in un documento consultabile prima dell’iscrizione. Chi non li soddisfa non entra nel confronto, qualunque condizione offra.

Sopra questa soglia pesiamo sei parametri: i costi effettivi, ricavati dai documenti di costo previsti dalla MiFID II e non dalle homepage; la gamma di strumenti e di mercati raggiungibili, Borsa Italiana inclusa; il regime fiscale applicato; la qualità della piattaforma; il deposito minimo richiesto; l’assistenza in italiano.

Ogni informazione ha una fonte primaria: le licenze vengono controllate sui registri delle autorità di vigilanza (CONSOB, FCA, CySEC, BaFin), spread e commissioni sui documenti di costo che ogni operatore è tenuto a pubblicare, depositi minimi e piattaforme sulle pagine ufficiali dei singoli broker. A ogni aggiornamento, la cui data compare in testa alla pagina, i controlli vengono ripetuti; se un operatore cambia condizioni nel frattempo, la modifica entra alla revisione successiva.

Broker per comprare azioni ed ETF

Per l’investimento di lungo periodo in azioni ed ETF reali il mercato italiano offre due strade.

La prima è quella dei broker italiani vigilati da Banca d’Italia e CONSOB. Fineco e Directa danno accesso diretto a Borsa Italiana e ai principali listini esteri e operano in regime amministrato, con le imposte trattenute alla fonte. Sono la scelta di chi preferisce non avere adempimenti fiscali, in cambio di commissioni per eseguito generalmente più alte di quelle dei concorrenti esteri.

La seconda è quella dei broker europei a basso costo. Trade Republic e Scalable Capital, entrambi sotto vigilanza BaFin, hanno costruito l’offerta attorno ai piani di accumulo in ETF con costi per ordine ridotti o azzerati; Degiro e Interactive Brokers coprono più mercati e più tipologie di strumenti, con listini commissionali tra i più bassi del settore. Tutti lavorano però in regime dichiarativo, e la differenza non è un dettaglio, come spiegato più avanti.

Tra gli operatori recensiti in questa pagina, XTB ed eToro sono gli unici a coprire entrambe le famiglie: azioni ed ETF reali senza commissioni entro i rispettivi limiti, più la parte CFD per chi la cerca. Per un portafoglio fatto solo di ETF, il confronto va fatto soprattutto sui costi di cambio valuta e sulla disponibilità dei mercati che interessano, Borsa Italiana in testa.

XTB, azioni ed ETF reali senza commissioni

XTB è quotato alla Borsa di Varsavia e opera sotto la vigilanza della polacca KNF, di CySEC (licenza 169/12) e della FCA britannica. È il broker della lista con l’offerta azionaria più conveniente per l’investitore medio: sull’azionario e sugli ETF reali non applica commissioni fino a 100.000 euro di controvalore mensile, oltre il quale scatta lo 0,2% con un minimo di 10 euro.

Il conto non richiede depositi minimi e la piattaforma proprietaria xStation 5 copre grafici, screener e analisi tecnica senza passare da MetaTrader, con la protezione dal saldo negativo inclusa per tutti i clienti retail. Chi vuole la leva trova il comparto CFD su forex, indici e materie prime, separato dal portafoglio in titoli reali.

Vai su XTB

eToro, il social trading

eToro ha superato i 40 milioni di utenti registrati e in Europa risponde a CySEC (licenza 109/10), con autorizzazioni FCA nel Regno Unito e ASIC in Australia. L’acquisto di azioni ed ETF reali è a commissione zero e il deposito d’ingresso parte da 50 dollari.

La funzione distintiva resta il CopyTrader, che replica in automatico le operazioni di investitori selezionabili per storico e profilo di rischio. Sulle criptovalute la commissione è dell’1% per transazione. Due costi da conoscere prima di aprire il conto: i depositi in euro passano da una conversione in dollari, perché i conti sono denominati in quella valuta, e il prelievo verso l’esterno costa 5 dollari.

Vai su eToro

Pepperstone, esecuzione ECN per trader attivi

Pepperstone è il nome più orientato al trading professionale della lista: esecuzione ECN (gli ordini passano direttamente al mercato, senza intervento del broker sui prezzi), server nei data center finanziari con latenza media dichiarata sotto i 30 millisecondi e supporto contemporaneo a MetaTrader 4, MetaTrader 5 e cTrader, combinazione rara tra i broker retail. Le licenze coprono CySEC (388/20), FCA, ASIC e DFSA.

Il conto Razor parte da 0,0 pip sull’EUR/USD (il pip è l’unità minima di variazione di un cambio, quella con cui si misura lo spread) con commissione fissa per lotto; lo Standard incorpora il costo nello spread partendo da 1,0 pip. Non c’è deposito minimo obbligatorio. L’offerta è interamente in CFD.

Vai su Pepperstone

XM, l’ingresso più economico nei CFD

XM opera solo in CFD (forex, indici, materie prime, azioni e oltre 30 criptovalute) con licenza CySEC 120/10 e più di 20 milioni di clienti dichiarati nel mondo. È l’ingresso più economico della classifica: il conto base si apre con 5 dollari e la demo non ha scadenza, utile per imparare MetaTrader senza vincoli di tempo.

Per l’operatività intensiva il conto XM Zero azzera lo spread sull’EUR/USD in cambio di una commissione fissa per lotto. Per i prelievi servono uno o due giorni sugli e-wallet e da due a cinque giorni lavorativi con il bonifico.

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Axi, CFD senza dealing desk

Axi riduce l’offerta all’essenziale: CFD su MetaTrader 4 e 5 con infrastruttura ECN senza dealing desk, il che in condizioni normali di mercato significa ordini eseguiti al prezzo visualizzato, senza riquotazioni. Opera con licenza CySEC (371/18) e autorizzazioni FCA e ASIC. Aprire il conto non richiede un minimo, il primo versamento parte da 5 dollari a seconda del metodo di pagamento. Il conto Standard quota da 0,9 pip sull’EUR/USD, il Pro scende a 0,0 pip con commissione per lotto; chi usa Expert Advisor e strategie automatizzate trova pieno supporto su entrambe le piattaforme.

Vai su Axi

IG, certificati e CFD dal 1974

Nessun operatore della lista ha la storia di IG: la società nasce a Londra nel 1974 e il gruppo è oggi quotato al London Stock Exchange, dove figura nell’indice FTSE 100. In Europa i clienti fanno capo a IG Europe GmbH, sotto la vigilanza di BaFin e Bundesbank; la succursale italiana è registrata presso CONSOB con il numero 170, verifica che si può ripetere in pochi minuti come spiegato più avanti. L’offerta supera i 17.000 mercati, dalle valute e gli indici fino ad azioni e materie prime, con una precisazione per chi arriva dalla prima parte della guida: dall’Italia si negozia soltanto in strumenti derivati (CFD, certificati turbo24, Barrier e opzioni vanilla), non in azioni reali.

Su forex e indici il costo dell’operazione sta nello spread, che sull’EUR/USD parte da 0,6 pip; i CFD su azioni prevedono invece una commissione dello 0,10%, minimo 5 euro per i titoli quotati a Milano. Alla piattaforma proprietaria si affiancano MetaTrader 4 e ProRealTime, più il collegamento con TradingView; su una selezione di indici e sull’EUR/USD si negozia anche nel weekend. La demo gratuita mette a disposizione 30.000 euro virtuali senza scadenza.

Vai su IG

Libertex, spread zero e commissione fissa

Libertex ribalta la struttura di costo abituale dei CFD: azzera lo spread su ogni strumento e applica una commissione fissa nota prima dell’apertura di ogni posizione, la formula più trasparente della categoria per chi vuole conoscere in anticipo il costo di ogni operazione. La licenza è CySEC 164/12, il catalogo supera i 1.000 strumenti e il deposito minimo è di 10 dollari, con una demo da 50.000 euro virtuali senza limiti di durata. Non c’è accesso ad asset reali: l’operatività resta interamente in derivati.

Vai su Libertex

Coinbase, criptovalute reali

Coinbase è un exchange, non un broker: le criptovalute acquistate sono detenute in forma reale, non replicate in CFD. Quotata al Nasdaq dal 2021, nel 2025 la società ha ottenuto la licenza MiCA dalla CSSF lussemburghese, valida in tutta l’Unione Europea.

Si parte da 2 euro di deposito. Le commissioni maker/taker cominciano da 0,40% e 0,60% e calano all’aumentare dei volumi; lo staking integrato genera rendimento su Ethereum, Cardano e altri asset senza dover trasferire le monete su wallet esterni. Dal 1° gennaio 2026 i proventi da cripto-attività scontano in Italia l’aliquota del 33%.

Vai su Coinbase

Avvertenza sul rischio. I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdita del capitale per effetto della leva. Tra il 72% e l’80% dei conti retail perde denaro con i CFD. Valutare se si comprende il funzionamento di questi strumenti e se ci si può permettere il rischio.

Regime amministrato o dichiarativo

È la variabile più sottovalutata nella scelta del broker, e per molti investitori italiani pesa più delle commissioni.

Con il regime amministrato l’intermediario agisce da sostituto d’imposta: calcola le plusvalenze, applica il 26% e versa il dovuto all’Erario. Il cliente non deve riportare nulla in dichiarazione. È lo standard di banche e SIM italiane come Fineco e Directa.

Con il regime dichiarativo, che è la norma per i broker esteri (XTB, eToro, Degiro, Interactive Brokers), il calcolo e la dichiarazione spettano al contribuente, tramite il quadro RT del modello Redditi e il quadro RW per il monitoraggio delle attività estere. Chi opera con frequenza, o su strumenti diversi, di fatto ha bisogno di un commercialista o di uno dei servizi che generano il precompilato fiscale dai report del broker.

In pratica: chi non vuole occuparsi di fiscalità sceglie un intermediario in amministrato e accetta commissioni più alte; chi punta ai costi minimi sceglie l’estero e si accolla l’adempimento annuale, il cui costo va sottratto al risparmio sulle commissioni.

Verificare l’autorizzazione su CONSOB

Accanto agli operatori regolamentati il trading online attira da anni piattaforme prive di qualsiasi autorizzazione, e il fenomeno non rallenta: nel solo primo semestre del 2026 CONSOB ha ordinato l’oscuramento di 235 siti abusivi, di cui 126 per servizi di investimento senza autorizzazione, 93 legati alle cripto-attività e 10 per offerte prive di prospetto informativo. Il conteggio complessivo, dal luglio 2019 in cui il decreto Crescita le ha attribuito questo potere, è arrivato a 1.793 siti chiusi.

Distinguere un broker affidabile da una piattaforma abusiva richiede pochi minuti di controlli. Ogni soggetto autorizzato a prestare servizi di investimento in Italia figura nell’elenco delle imprese abilitate pubblicato da CONSOB, consultabile gratuitamente; per gli operatori esteri fanno fede il Financial Services Register della FCA e il registro CySEC. Se il nome della società che compare nel contratto non è in nessuno di questi elenchi, non ha senso esaminare il resto delle condizioni.

Uno schema ricorrente da conoscere: il sito pubblicizza una licenza europea, ma il contratto viene fatto firmare a una società gemella registrata fuori dall’UE, dove le tutele non si applicano. La ragione sociale da verificare è quella scritta nel contratto, non quella in homepage. E qualunque promessa di rendimento garantito è una truffa: nessun intermediario autorizzato può formularla.

I costi da leggere prima di aprire il conto

Le condizioni esposte in homepage mostrano solo una parte del costo effettivo. Il quadro completo si ricava dal documento sulle spese (il KID/costs disclosure imposto dalla MiFID II) e da quattro voci in particolare.

La prima è il cambio valuta: sui conti denominati in dollari, come eToro, ogni deposito in euro e ogni titolo USA passano da una conversione con margine. La seconda è l’inattività, perché molti broker CFD addebitano un canone mensile dopo alcuni mesi senza operazioni. Poi i prelievi, gratuiti su alcuni operatori e a costo fisso su altri. L’ultima, e la più pesante per chi tiene posizioni aperte più giorni, è il finanziamento overnight sui CFD.

Un broker “a zero commissioni” recupera su una o più di queste voci. Non è necessariamente un difetto, ma è un’informazione da avere prima di aprire il conto, non al primo estratto.

Domande frequenti

Qual è il miglior broker in Italia nel 2026?

Dipende da cosa si compra. Per azioni ed ETF reali con costi minimi il riferimento tra i recensiti è XTB; per il regime amministrato si resta su intermediari italiani come Fineco e Directa; per l’operatività in CFD i profili più competitivi sono Pepperstone e XM.

Che differenza c’è tra regime amministrato e dichiarativo?

Nell’amministrato il broker calcola e versa le imposte al posto del cliente; nel dichiarativo l’onere passa al contribuente con il modello Redditi. Le banche italiane applicano di norma il primo, i broker esteri il secondo.

Come si verifica se un broker è autorizzato?

Cercando la ragione sociale nell’elenco delle imprese di investimento sul sito CONSOB, nel Financial Services Register della FCA o nel registro CySEC. Una società assente da tutti gli elenchi non è autorizzata a operare in Italia.

Un broker senza commissioni è davvero gratuito?

No. Il ricavo si sposta su spread, cambio valuta, inattività o prelievi. Il confronto corretto si fa sul documento di costo completo rapportato alla propria operatività.

Quanto serve per iniziare?

XM accetta depositi da 5 dollari, eToro da 50, XTB e Pepperstone non impongono minimi. Il deposito minimo però non coincide con la cifra adatta per cominciare: la somma ragionevole è quella che ci si può permettere di perdere durante l’apprendimento, preferibilmente dopo un periodo su conto demo.

Come si pagano le tasse sui guadagni?

Il 26% di imposta sostitutiva su azioni, ETF, CFD e altri strumenti finanziari; il 33% sulle plusvalenze da cripto-attività dal 1° gennaio 2026, per effetto della Legge di Bilancio 2025 che ha anche abolito la franchigia dei 2.000 euro. Con un broker in regime dichiarativo l’adempimento spetta al contribuente.

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