Il Covid torna in Piazza Affari (-2,8%)

Giù i listini di tutto il mondo. Ma preoccupa anche lo stallo sui nuovi aiuti negli Usa

«Avremo un terzo trimestre molto buono, un grande quarto trimestre e uno dei nostri migliori anni nel 2021. Avremo anche, presto, un vaccino e le cure». Il cinguettio vaticinante è di Donald Trump, 12 giugno 2020. A quattro mesi di distanza, la sfera di cristallo dell'oracolo della Casa Bianca non pare aver fatto un buon lavoro. Il mondo, e non solo l'America, è di nuovo tenuto sotto scacco dal Covid. Con l'esponenziale aumento di contagi di seconda generazione, ecco spuntare come tanti piccoli fiori del male i coprifuochi e i lockdown selettivi. Eppure, la sola recrudescenza del virus, soprattutto in Europa, non basta a spiegare la brutta piega presa ieri dalle Borse mondiali in una seduta tutta improntata al ribasso che ha visto Piazza Affari schiantarsi del 2,77%, il Vecchio continente lasciare sul campo in media oltre il 2% e Wall Street scendere per il terzo giorno consecutivo (-1,3% il Nasdaq, -0,5% il Dow Jones a un'ora dalla chiusura).

Ci sono infatti altri ingredienti tossici nel rispolvero dell'avversione al rischio. E vanno ricercati nel rovesciamento dei due elementi che avevano puntellato i mercati nelle ultime settimane. Ovvero, la messa a punto in tempi ragionevoli di un vaccino e il confezionamento di altri stimoli anti-pandemia da parte del Congresso Usa. Di entrambi si sono perse le tracce. Se arriverà nel 2021, l'antagonista del coronavirus non sarà disponibile per tutti, mentre a posare la pietra tombale sugli aiuti ci ha pensato il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin («Fare qualcosa prima delle elezioni sarà molto difficile»).

Per la verità, nonostante l'offerta della scorsa settimana di Trump per un piano da 1.800 miliardi di dollari, i veleni sparsi durante la campagna per le presidenziali e le polemiche sollevate dalla nomina di Amy Coney Barrett a giudice della Corte Suprema hanno scavato fra Repubblicani e Democratici un solco talmente profondo da impedire un patto di sostegno per l'economia.

Nonostante l'America continui a soffrire degli strascichi da coronavirus, con le richieste di nuovi sussidi di disoccupazione salite la scorsa settimana a quota 898mila contro attese per 830mila. È vero che dal periodo più duro del lockdown sono stati recuperati circa 11,4 milioni di posti, ma il tasso di disoccupazione, pur essendo sceso al 7,9%, è ancora più del doppio rispetto al livello pre-pandemia. E il Pil dell'ultimo quarter potrebbe riservare qualche sorpresa poco gradevole.

Da tempo la divaricazione tra economia reale e finanza è oggetto di analisi negli Usa. La trasmissione ai mercati delle politiche di allentamento quantitativo della Fed è stata immediata: basti pensare che sull'S&P 500 si pagano multipli 22 volte superiori gli utili, il 50% in più rispetto alle valutazioni medie a 10 anni dell'indice. Qualcuno comincia a pensare che certi prezzi siano fuori registro. Ieri Goldman Sachs ha abbassato a neutrale la raccomandazione sui titoli tech, le stelle di Wall Street cresciute di oltre il 35% da inizio anno.

Main Street osserva e si prepara ad andare alle urne. The Donald dovrebbe ben saperlo: le elezioni si perdono sul campo dell'economia, non su quello di battaglia.

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