È entrato nel vivo un fine settimana nero sulle autostrade italiane, con l’inizio del primo vero controesodo estivo. Ma non saranno solo le file in autostrada a ripetersi, come all’inizio di agosto i guidatori saranno a caccia dei distributori più convenienti perché i prezzi alla pompa, invece che raffreddarsi, hanno continuato ad alzarsi inesorabilmente.
Ieri la benzina è arrivata a 2,008 euro al litro sulla rete stradale e il diesel a 2,128 euro. Prezzi che crescono rapidamente in autostrada, con la verde a 2,085 euro e il gasolio ormai a 2,20 euro. Insomma, gli italiani si trovano di fronte a un rincaro che viaggia a circa un centesimo al giorno, portando i prezzi ben oltre quelli del 19 marzo, quando per la prima volta dall’inizio della guerra in Iran, il governo aveva optato per un taglio delle accise. Allora aveva messo in campo uno sconto di 25 centesimi di fronte a un costo di «appena» 1,867 euro al litro per la benzina e 2,1 per il diesel.
Guardando ai dati da agosto del 2023, quando il Mimit ha iniziato a produrre un report giornaliero sui prezzi dei carburanti differenziando strade e autostrade, la benzina non era mai arrivata a prezzi così alti. Per essere precisi, secondo l’Unione nazionale dei consumatori, «per trovare una media settimanale superiore bisogna risalire alla settimana dal 14 al 20 marzo 2022, con la benzina a 2,137 euro al litro», prezzo che - a ben ricordare - indusse il governo Draghi a tagliare le accise di 30,5 centesimi.
Ora gli occhi sono puntati su martedì 25 agosto, quando scadrà lo sconto di 17 centesimi sulle accise del diesel. All’inizio della prossima settimana il governo dovrà decidere come muoversi. Non sembra infatti più una domanda di se, ma solo di come, anche considerando che, secondo le stime di Federpetroli, se l’esecutivo decidesse di non muoversi, i prezzi del diesel toccheranno almeno 2,40 euro al litro, subito da martedì. A tal proposito una rassicurazione è arrivata ieri al Meeting di Rimini da Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia, che ha detto che il governo dovrebbe puntare sulle accise mobili.
Intanto, ieri sei Paesi europei, tra cui Italia, Germania e Spagna, hanno chiesto una tassa sugli extraprofitti delle società petrolifere che, in questi mesi, hanno visto crescere i guadagni più rapidamente dell’aumento dei costi del greggio. Non si tratterebbe di una novità assoluta, era infatti già accaduto nel 2022 con l’inizio della guerra in Ucraina.
