Eni, carbone a quota zero per il 2050

Il Cane a sei zampe accelera la transizione energetica. Garantita la cedola ai soci

Eni rafforza il piano di transizione energetica e, a dispetto del rosso 2020 causato dalla pandemia, garantisce il dividendo anche alla luce di un quarto trimestre in netta ripresa. Al di là dei numeri, a convincere il mercato è stato l'aggiornamento del piano industriale 2021-2024 alla luce del quale il titolo ha nettamente cambiato direzione a Piazza Affari chiudendo in rialzo dell'1,11% a 9,19 euro.

In linea con la mission del nuovo governo Draghi, Eni ha rafforzato il proprio impegno verde e nella transizione energetica. Ci impegniamo a raggiungere la totale decarbonizzazione di tutti i nostri prodotti e processi entro il 2050. Il nostro piano è concreto, dettagliato, economicamente sostenibile e tecnologicamente realizzabile, ha detto l'ad Claudio Descalzi. Concretamente, la strategia finanziaria prevede un capex medio annuo a 7 miliardi di euro, dei quali oltre il 20% è destinato a progetti green e Gas and power. Il primo passo riguarda la fusione dei business legati alle energie rinnovabili e del retail, con l'obiettivo di portare la base clienti a 15 milioni.

La combinazione dei nostri business di bio-raffinazione e marketing. darà una forte spinta alla mobilità sostenibile. Queste iniziative contribuiranno sensibilmente alla decarbonizzazione dei nostri prodotti e avranno un impatto positivo per i nostri clienti ha spiegato la società.

Il gruppo accelera anche sulle bio raffinerie, che si avviano verso il raddoppio della capacità produttiva a circa 2 milioni di tonnellate entro il 2024. Saranno alimentate a idrogeno bu e verde, e saranno già palm oil free entro il 2023. Nel dettaglio, poi, le rinnovabili del gruppo cresceranno per una capacità installata di 15 Gw al 2030, con un ebitda raddoppiato a quasi un miliardo nel 2024.

Quanto alle attività tradizionali del gruppo, sul fronte della produzione, il 2021 viene però considerato ancora un anno di transizione, prima della piena ripresa dagli effetti del Covid 19, e saranno mantenuti i livelli di produzione del 2020, intorno a 1,7 milioni di barili di olio equivalente al giorno. Per gli anni successivi la crescita media sarà del 4% annuo.

Durante il quadriennio, saranno completati 14 grandi progetti, che rappresenteranno oltre il 70% della nuova produzione. Sono localizzati in Angola, Indonesia, Messico, Mozambico, Norvegia ed Emirati Arabi Uniti. In termini di futuro portafoglio produttivo, nel 2024, il 55% circa delle riserve saranno a gas, rispetto al 50% attuale.

Tornando ai numeri, il dividendo minimo si manterrà a 36 centesimi per azione anche con Brent a 43 dollari al barile, rispetto al precedente livello di 45 dollari al barile. Ma potrà aumentare in una percentuale crescente tra il 30 e 45% del flusso di cassa aggiuntivo, che sarà generato in uno scenario di prezzi Brent tra i 43 e i 65 dollari al barile. Complessivamente, il dividendo è calcolato in crescita di circa l'8% rispetto alla precedente politica di remunerazione.

E se il 2020 chiude con un rosso di 740 milioni, contro profitti per quasi 3 miliardi che avevano caratterizzato il 2019, l'ultimo trimestre dell'anno si è però caratterizzato per un risultato migliore delle attese (66 milioni di euro di utili, a fronte di una previsione di 40 milioni di perdite). Il tutto anche grazie a un petrolio stabile a 44 dollari.

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