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Politica economica

L'Europa vuole blindare chimica e macchinari

Von der Leyen prepara dazi sull’import da Pechino. Federchimica: “Siamo sull’orlo di una crisi”

European Commission President Ursula von der Leyen issues a statement on the Large Scale Review at EU headquarters in Brussels, Monday, Oct. 26, 2026. (AP Photo/Harry Nakos) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Dopo le auto ibride, la chimica e i macchinari. Bruxelles prepara un nuovo giro di vite sull’import dalla Cina e lo fa nel giorno in cui l’industria chimica italiana lancia il suo allarme più duro. Secondo Bloomberg, la Commissione lavora a misure di salvaguardia, quote o dazi sui volumi eccedenti, per chimica, macchinari industriali e arredo, che potrebbero arrivare già nel primo trimestre 2027. Il modello è l’intesa appena chiusa con Pechino, che fissa un tetto di 350mila ibride cinesi l’anno. Ma «un accordo in un singolo settore non può risolvere uno squilibrio strutturale», ha avvertito Ursula von der Leyen, alle prese con un disavanzo commerciale con la Cina salito oltre i 370 miliardi nel 2025.

Parole che ieri a Milano, all’assemblea di Federchimica, sono suonate come una risposta attesa. «Le politiche dell’Unione europea sono di vitale importanza per comprendere se intendiamo ritagliarci una parte da co-protagonisti, o subire l’aggressività delle nuove leadership industriali del mondo», ha detto il presidente Francesco Buzzella davanti a oltre 650 imprenditori. «Siamo davvero sull’orlo di una crisi esistenziale», l’allarme, tra costi energetici, «dumping cinese» e normative. In quattro anni gli investimenti chimici in Europa sono crollati del 90% e «abbiamo chiuso 37 milioni di tonnellate di capacità chimica». Al governo Buzzella chiede strumenti fiscali, a partire dal credito d’imposta per ricerca e innovazione, a Bruxelles semplificazione, perché contro le economie di scala cinesi la strada è puntare «sulla differenziazione, sulla customizzazione». In gioco c’è la quinta industria del Paese: 60 miliardi di fatturato, 117mila addetti, oltre 40 miliardi di export.

Nessuna platea invece per la siderurgia. Federacciai ha rinviato a data da destinarsi l’assemblea che doveva sancire il passaggio di testimone da Antonio Gozzi ad Alessandro Banzato, dopo la morte di un operaio di 47 anni nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo. La linea dell’acciaio, però, è nota: la salvaguardia europea sull’import ha fatto da apripista, accolta in primavera da Gozzi con un «bene l’intesa, ora serve una rapida attuazione», e ora Bruxelles la estende ad altri comparti. Del resto, come ripete Gozzi, «la manifattura italiana è ormai sovrapposta quasi totalmente a quella cinese».