Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 12:03
La stanza di Feltri

Sulla sicurezza evitiamo che la prudenza diventi paranoia

Una cosa è vigilare, un’altra è vedere agenti stranieri persino nel sottoscala

Citofono generica

Caro direttore Feltri, in luglio i «citofoni» usati dai russi per spiare, in settembre i «trattori» usati dai cinesi al medesimo scopo. Oggi saltano fuori dal cilindro le «case vacanza», terribili «cavalli di Troia» disseminate qua e là come basi per «sabotaggi»; e si torna di nuovo ai russi. Fra qualche mese, se tanto mi dà tanto, giungerà ancora il turno dei cinesi e mi sto chiedendo quale sarà lo strumento o il manufatto di cui si avvarranno per i loro traffici o sotterfugi e quale sarà, questa volta, lo scopo. Forse i tritatutto a immersione, i monopattini elettrici o le casette di legno da giardino? Mah, staremo a vedere! Una cosa, però, è certa: a certi soggetti la fantasia non manca.

Francesco Colombini

Caro Francesco, siamo ormai al ridicolo elevato a dottrina di sicurezza nazionale. Una volta le spie si travestivano, frequentavano ambasciate, seducevano segretarie e trafugavano documenti. Oggi, a quanto pare, basta affittare una casa vacanze, parcheggiare un trattore o appendere un citofono al muro per trasformare il condominio in una succursale del Cremlino. Manca solo che la Digos sequestri il tostapane perché sospettato di avere rapporti privilegiati con Pechino. Il bello è che questi allarmi vengono serviti con la solennità di chi annuncia l’invasione dei marziani. Una casa vacanze? Una base per sabotatori. Un trattore? Un cavallo di Troia con le ruote. Un citofono? Un orecchio indiscreto al servizio di Putin. A questo punto, quando il vicino compra una friggitrice ad aria, conviene avvertire il Copasir: potrebbe trattarsi di un’arma termica sviluppata dall’intelligence cinese per cuocere la democrazia a 200 gradi. Naturalmente, lo spionaggio esiste, i servizi segreti lavorano e le minacce non si liquidano con una risata. Ma una cosa è vigilare, un’altra è vedere agenti stranieri persino nel sottoscala. Se ogni oggetto diventa un potenziale strumento di guerra, non siamo più in un Paese prudente: siamo in un Paese che ha scambiato la paranoia per lungimiranza e il sospetto per una specializzazione universitaria. Aspettiamoci il prossimo bollettino: i monopattini elettrici russi preparano l’accerchiamento di Roma, le casette da giardino cinesi ospitano cellule dormienti, i frullatori a immersione penetrano nei segreti della Nato. E guai a chi possiede un binocolo: rischia l’estradizione preventiva. La soluzione? Una bella commissione d’inchiesta sui pelapatate, possibilmente con audizioni segrete e verbali classificati. Perché la sicurezza è una cosa seria, ma quando la si racconta senza misura finisce per diventare una barzelletta. E, in Italia, c’è sempre qualcuno disposto a convocare una conferenza stampa per spiegare la barzelletta. Distinti saluti: e occhio al citofono. Non si sa mai chi risponda.

Commenti