L'ultima ipotesi del Pd: in pensione a 62 anni con un mese di penalità

Padoan promette: "Flessibilità e chance a giovani". Ma la strada è tutta in salita

Pensionati in attesa in un ufficio dell'Inps
Pensionati in attesa in un ufficio dell'Inps

Domani, per effetto del decreto pensioni varato dopo la Consulta, partirà l’assegno pagato il primo del mese per tutti, invalidità e indennità di accompagno comprese. Ma la partita resta ancora aperta. L'obiettivo del governo è "trovare una soluzione sostenibile per rendere più flessibile la riforma Fornero delle pensioni e dare più chance ai giovani di trovare lavoro". Un binomio (quasi) impossibile da trovare.

Nell'indicare il prossimo obiettivo del governo sulle pensioni, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ribadisce la volontà di riformare il sistema previdenziali già annunciata dal premier Matteo Renzi, ma chiarisce che qualunque misura deve essere compatibile con la tenuta del sistema nel futuro e con quella dei conti. Il governo starebbe valutando se una flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione sia sostenibile per le finanze nel lungo termine. "Se troviamo una soluzione - dice - potrebbe essere uno strumento per favorire ulteriormente l’occupazione giovanile". E proprio per limitare il più possibile l’impatto, nell’immediato, sulla finanza pubblica, si sta ragionando sulle penalizzazioni da introdurre per chi scelga di andare in pensione in anticipo, che potrebbe essere fissata a un tetto massimo di una mensilità ogni anno per chi se ne va a 62 anni, l’età minima su cui comunque tarare la nuova flessibilità.

Dalla prossima settimana, in parlamento, si aprirà il dibattito sulla flessibilità. Si parte dalle proposte già avanzate da tutti i gruppi e in particolare da quella del Pd (a firma Damiano-Baretta), che al momento prevede uscita anticipata a partire da 62 anni con penalizzazioni proporzionali che arrivano all’8% (ma anche uscita anticipata per chi abbia raggiunto 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, e senza penalizzazioni). "Noi siamo pronti e chiediamo un confronto sulle nostre proposte", puntualizza il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, augurandosi che sia "il governo, e non l’Inps", ad avanzare "a sua volta la sua ipotesi". Fondamentale è però che non si pensi a dare flessibilità in cambio del ricalcolo dell’assegno tutto con il metodo contributivo. E nessuno, avverte l'ex ministro del Lavoro, si immagini di "usare la 'minaccia' del ricalcolo di tutti gli assegni già erogati" con il retributivo perché scatenerebbe lo scontro sociale e rischierebbe di portare molti pensionati sotto la soglia della povertà.

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