A poco più di una settimana dal suo arrivo a Wall Street, SpaceX si prepara già a lanciare una nuova fase della sua storia finanziaria. O almeno questa era l'idea, non particolarmente apprezzata dal mercato, di Elon Musk (in foto). Ieri infatti, dopo aver annunciato un'emissione debito da 20 miliardi, composta da una serie di titoli con scadenza che andrà dai 5 ai 30 anni, per trovare nuovi fondi per il segmento dedicato all'Ia, il segmento prediletto di Musk, il titolo ha ceduto circa il 14% a Wall Street.
Insomma, l'entusiasmo sfrenato per la maxi Ipo da 75 miliardi di dollari ha già iniziato a raffreddarsi. Si tratta del terzo giorno consecutivo in negativo che, tradotto in numeri, significa mandare in fumo oltre 500 miliardi di dollari. Che sia chiaro, non si tratta di un fallimento ed è ancora troppo presto per gridare al lupo, perché le azioni restano ancora ben sopra il prezzo di collocamento di 135 dollari, ma il messaggio è chiaro: ci siamo fidati di Musk e della sua visione, ma non possono essere solo ambizioni. Gli investitori si sono fidati sulla parola, guardando al cielo come il prossimo obiettivo, ma ora sono costretti a confrontarsi con la realtà: la quantità di capitale necessaria per finanziare le enormi infrastrutture che sono nei piani del tycoon sudafricano, come i data center nello spazio. Senza poi dimenticarsi dei tempi di esecuzione, di conseguenza, di ritorno.
SpaceX però ieri non è stato il solo titolo in frenata, la sua caduta ha infatti trascinato anche altre società nella sua orbita, sia legate all'intelligenza artificiale che alla Difesa. Insieme al gruppo di Musk, forti ribassi anche Google (-5,4%), Amazon (-4%) e anche Microsoft (-2,4%). L'Europa non è uscita incolume, solo guardando all'Italia, Leonardo ha brucato il 3,8% mentre Avio quasi il 5%.
Se questo primo inciampo non bastasse, ieri ProPublica, società statunitense di inchiesta, ha pubblicato un elenco di investitori privati che hanno puntato su SpaceX quando ancora era una società privata. E ad attirare l'attenzione è stato un investitore legato ad alcuni appaltatori militari cinesi. Il giorno della quotazione Musk ha messo un ban sugli investimenti cinesi, eppure lo scorso anno non si era fatto problemi ad accettarli nel capitale, a patto che i capitali transitassero tramite le isole Cayman o altri paradisi fiscali.
Considerando che SpaceX è titolare di commesse come la produzione di satelliti spia per il Pentagono e progetti legati alla ricerca spaziale per le Forze spaziali Usa, se le ricostruzioni fossero confermate, potrebbe creare dubbi e preoccupazioni nel Governo.