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Borsa e mercati

Maxi frenata del tech per la paura del debito

SpaceX ha bruciato oltre mille miliardi. Solo Apple tiene duro

Il "baco" dei microprocessori. Telefoni, tablet e pc a rischio

Il grande ingranaggio dell’intelligenza artificiale mostra, ancora una volta, vistose crepe a Wall Street. Il mercato vuole certezze, e quando queste vacillano risponde nell’unico modo che conosce: vendendo.

La stagione delle trimestrali sta dimostrando che anche numeri da record e un entusiasmo che sembrava infinito, possono lasciare spazio alla realtà dei numeri. Negli ultimi giorni il Nasdaq 100 è scivolato ufficialmente in territorio di correzione, arretrando di oltre il 10% dai massimi di giugno. A guidare il crollo è la filiera dei chip e delle memorie: Sandisk - il responsabile della «memoria» nel mondo - ha visto volatilizzarsi oltre il 50% del suo valore in un mese. SpaceX ha cancellato un quinto del suo valore dal debutto in borsa, bruciando oltre 1,2 mila miliardi dal picco toccato il 16 giugno. Ma la valanga del dubbio non ha colpito solo gli Stati Uniti. In Corea del Sud il Kospi, fortemente legato al mondo delle nuove tecnologie, è stato travolto dalle pesanti vendite su Samsung (-13,4%), iniziate già la scorsa settimana, e SKHynix (-14,6%). Nemmeno la tecnologia pesante europea si salva, con Asml in flessione del 2,9%.

Alla base del nervosismo non c’è incertezza sul ruolo che l’intelligenza artificiale ha e avrà, ma un dilemma finanziario concreto: la sostenibilità del Capex. La scorsa settimana le azioni di Alphabet sono crollate del 7% in una sola seduta dopo che Google ha annunciato di aver prosciugato la liquidità del secondo trimestre per finanziare le infrastrutture di IA. Gli investitori temono l’esplosione dell’indebitamento, mentre la minaccia cinese diventa sempre più reale. Solo per fare un esempio, il nuovo modello di Moonshot insidia le prestazioni di Anthropic a una frazione del costo, mettendo in discussione la redditività dei colossi americani.

Eppure, sotto la cenere delle quotazioni, la domanda di semiconduttori rimane eccezionalmente solida. In questo scenario di fuga dal rischio, emerge un’eccezione clamorosa: Apple. Mentre le vendite travolgono i giganti dei chip, nessun continente escluso, il colosso di Cupertino supera per la prima volta i 5mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Unico porto sicuro per i gestori, la mela di Tim Cook dimostra che quando la tempesta si abbatte sull’infrastruttura, i mercati preferiscono rifugiarsi nel riparo sicuro del consumo hardware tradizionale. Bisognerà aspettare domani notte, quando usciranno i dati trimestrali di Apple, per capire se rimarrà veramente un’eccezione o cadrà anche lei nella spirale.

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