Il costo del denaro torna a stringere la morsa sulle famiglie e sulle imprese italiane, recependo in anticipo le mosse restrittive che potrebbero arrivare nelle prossime sedute della Bce di Christine Lagarde e spingendo il tasso annuo medio sui nuovi mutui casa a sfiorare il 4%, fermandosi al 3,96 percento.
I dati, che arrivano dal documento "Banche e moneta" della Banca d'Italia, certificano un balzo rispetto al 3,91% di aprile, toccando un picco che non si registrava da ventuno mesi e che si traduce in un rincaro della rata variabile pari a 354 euro su base annua.
Il mercato ha di fatto iniziato a prezzare il prossimo rialzo dei tassi a cui punta la Banca centrale europea, che si trova a fare i conti con gli effetti indiretti e diffusi dello choc energetico provocato dalla guerra in Medioriente, una pressione strutturale sull'inflazione che spinge gli operatori a scommettere su un ulteriore intervento restrittivo, non nella prossima riunione ma comunque entro la fine dell'anno.
A fronte di mutui sempre più cari, resta invece immobile la remunerazione sui conti correnti, con i tassi passivi sul complesso dei depositi inchiodati allo 0,65%. La stretta creditizia si fa sentire anche nel comparto produttivo, dove i tassi sui nuovi prestiti alle imprese sono saliti al 3,67%, mostrando una forte forbice a danno delle realtà più piccole: il tasso vola infatti al 4,34% per i finanziamenti fino a un milione di euro, mentre si ferma al 3,25% per gli importi superiori.
In questo scenario di tassi alti, la vera sorpresa e nota positiva per l'economia reale italiana arriva però dalla straordinaria tenuta della domanda di credito, segno di un tessuto imprenditoriale che non si lascia scoraggiare e continua a investire.
Gli impieghi erogati alle aziende hanno infatti registrato una decisa accelerazione a maggio, segnando un +3,5% rispetto al +3,1% del mese precedente. Insieme a quelle delle imprese, anche le domande da parte dei cittadini crescono.
Infatti i prestiti totali concessi al settore privato sono aumentati del 3,1% su base annua, confermando che i canali del finanziamento, seppur più onerosi, restano aperti e vitali per sostenere la crescita del Paese. Per ora il credito continua a scorrere. Ma se il costo del denaro dovesse salire ancora, la vera partita non sarà quella dei tassi, bensì quella della capacità delle famiglie e delle imprese di continuare a investire.