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ESCLUSIVA - Quella telefonata di Lavitola a Ranucci: “Gli elementi su di te ce li avevano già...”

Il dialogo tra i due dopo la perquisizione del faccendiere. Sigfrido “preoccupato”: “Cosa mi hanno chiamato a fare i pm?”

"Tra Valter e Sigfrido 72 contatti in 4 mesi"

Finalmente, con una documentazione esclusiva, possiamo fare luce sul contenuto della misteriosa telefonata intercorsa tra Valter Lavitola (in carcere in quanto esecutore materiale dell’azione dinamitarda sotto casa di Ranucci) e il conduttore. Erano le 3:56 circa del mattino quando il telefono del faccendiere squilla, mentre lui era a bordo della Toyota Aygo intestata alla moglie Natalia. Dall’altro capo del telefono c’è il suo amico fraterno Ranucci. Mette in viva voce e la presenza di un’ambientale consente di ascoltare una parte del contenuto del dialogo in cui si può riscontrare il forte timore di entrambi (perché Mr Report dovrebbe temere qualcosa?) per l’avvenuta perquisizione di cui il conduttore è stato prontamente informato. I due «si intrattenevano in una lunga conversazione di fondamentale importanza perle indagini». All’inizio della telefonata Lavitola manifestava la sua preoccupazione per quanto gli inquirenti avessero raccolto su di lui, e lo fa due giorni dopo che Ranucci era stato ascoltato dal pm Carlo Villani (allora titolare dell’indagine e oggi Procuratore di Velletri) e dal pm che oggi dirige il caso, Edoardo De Santis. «Scusami, non te lo potevano dire a te che avevano... il timore che fossi io?», chiede Lavitola. E Ranucci, che interagisce con evidente tono preoccupato, risponde: «E allora che mi hanno chiamato a fare?... Che mi hanno chiamato a fare?», dice mentre lamentava di essere anche tornato di corsa da Bologna. «Quando sono tornato da Bologna oh... e come eh... di corsa». Ma Lavitola aggiungeva che gli inquirenti avrebbero in mano degli elementi anche contro il giornalista: «Eh vabbè, l’altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già», trovando la risposta da parte di Ranucci «a posta ti sto dicendo».Sigfrido, quindi, invece di dissentire, confermava il ragionamento di Lavitola, lo assecondava, gli dava ragione. A che elementi fanno riferimento? Ma il dubbio di Lavitola era anche un altro, e cioè capire quale fosse il periodo in cui gli investigatori avessero raccolto prove contro di lui: se prima o dopo il periodo che aveva portato alla cattura degli esecutori materiali. Il documento di cui siamo in possesso chiarisce anche il ruolo di Daniele Autieri, fidato collaboratore di Ranucci, che prima della telefonata tra Lavitola e il suo capo gli aveva inviato un messaggio. Se però, secondo la versione di Autieri quella telefonata sarebbe avvenuta all’oscuro del conduttore, secondo quanto apprendiamo, invece «Ranucci, avuta la notizia da qualcuno della perquisizione, aveva preferito non chiamarlo direttamente e aveva chiesto a uno dei suoi collaboratori, Autieri, di chiamarlo per avere informazioni sulle motivazioni che avevano portato i carabinieri presso la sua abitazione».Diversi, oltre a questo, gli elementi che destano sospetto sul ruolo che il conduttore abbia avuto in questa vicenda: dovrà chiarire perché non ha mai accennato al nome di Lavitola come potenziale figura collegata al suo attentato. Anche perché le piste da lui fornite sono state delle più disparate, arrivando persino a fare i nomi di esponenti di Fratelli d’Italia come il deputato Gerolamo Cangiano, la presidente della commissione bicamerale Antimafia Chiara Colosimo e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Giovanbattista Fazzolari.E, ancora, perché nonostante i discorsi di Lavitola sulla scorta (arrivò a dire «ci penso io»), Ranucci non pronunciò quel nome o quello del factotum di Lavitola (che lui conosceva), ovvero Clesio Tavares, che già nel 2024 era indicato come esponente del clan Russo dalla Dda di Napoli? Ieri, intanto, c’è stato il colloquio presso il carcere di Rebibbia tra Lavitola e il suo legale Arturo Cola che mettono sul tavolo altri quesiti, tra cui il famoso incontro che sarebbe avvenuto il 7 settembre tra Ranucci e Lavitola, durante il quale quest’ultimo avrebbe avvisato Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato. Perché Ranucci non ha mai parlato agli inquirenti di questo faccia a faccia? Lavitola parlerà di nuovo, ma «non per ritrattare o di dire di cose diverse: si tratta semplicemente di puntualizzare», chiarisce Cola jr. Che poi fa sapere come Lavitola sia «pentito di aver messo nei guai un fratello». L’udienza davanti al Tribunale del Riesame sarà la prossima settimana, anche se, come fa sapere il legale, Lavitola avrebbe chiarito che la scelta dell’attentato è stata solo sua. E che non ci fosse alcun accordo preventivo con Mr Report. Frasi e circostanze che andranno ovviamente riscontrate.

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