Federacciai mantiene le promesse e si fa avanti con una manifestazione d’interesse per tutti gli stabilimenti dell’Ex-Ilva, esclusa però l’area a caldo. L’associazione che riunisce i più grandi produttori d’acciaio del Paese, insieme a quattordici imprese associate, con il suo passo avanti apre a nuovi possibili scenari per l’acciaieria che è stata travolta dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato la chiusura degli altiforni nel giro di 90 giorni (la scadenza è il prossimo 26 ottobre, con il rischio di una bomba sociale per 8mila dipendenti). La decisione è la conferma di quanto stabilito al termine del comitato di presidenza di Federacciai che, esattamente una settimana fa, aveva dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere agli enti competenti l’atto preliminare, la manifestazione d’interesse appunto.
Ci sono tanti nomi forti ad animare la cordata italiana per l’Ilva: Arvedi, Duferco, Feralpi, Marcegaglia, Abs. E ancora Acciaierie Bertoli Safau, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Ferriera Valsabbia, Lucchini, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel. La forma della cordata italiana si fa quindi più nitida all’interno di un mese che resta ancora cruciale per il futuro dell’ex Ilva. La manifestazione d’interesse presentata da Federacciai potrebbe imprimere un’accelerazione sui tempi per avere un quadro più dettagliato del destino dello stabilimento. Ora gli acciaieri italiani potranno accedere a tutte le informazioni aziendali e all’eventuale sopralluogo dei siti al fine di poter formulare un’offerta nel giro di 2-3 settimane da ieri, quindi nel mese di settembre dopo che i commissari avranno sottoposto al governo le proprie valutazioni sulla proposta. L’idea degli acciaieri tricolori è quella di arrivare a contrapporsi all’offerta degli indiani di Jindal, che invece hanno più volte ribadito di essere interessati a tutto il perimetro (compresa l’area a caldo stoppata dai giudici). Tra l’altro, proprio a settembre il governo si era impegnato a riconvocare il tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi e dunque quella potrebbe essere la sede del confronto tra le due offerte. Secondo indiscrezioni anticipate da Il Giornale, si starebbe valutando un bando da un miliardo di euro che comprenda le sole aree a freddo, con la possibilità concreta che lo Stato decida di entrare con una quota di minoranza nella società. Anche in questo caso, il prossimo mese se ne saprà di più.
