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La tempesta chip investe le Borse. Listini in rosso in Europa e Usa

Bankitalia: l'inflazione salirà al 3,1% quest'anno

La tempesta chip investe le Borse. Listini in rosso in Europa e Usa
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La tempesta che ha travolto i mercati globali nelle ultime ore ha una traiettoria nitida, partita da Wall Street per poi contagiare l'Asia e scuotere l'Europa. Al centro dell'ondata di vendite c'è il settore dei semiconduttori statunitensi, che sta scivolando verso la peggiore settimana dall'aprile dello scorso anno, quando i dazi commerciali innescarono il pesante sell-off del "giorno di liberazione".

A New York, l'indice Philadelphia Semiconductor è entrato formalmente in territorio ribassista, lasciando sul terreno oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno. Un ripiegamento che ha bruciato miliardi di dollari di valore e ridisegnato la geografia delle Big Tech: Nvidia perde la vetta della capitalizzazione globale, superata da Apple che torna in cima a quota 4.880 miliardi di dollari. L'andamento negativo del Nasdaq (-2,4% alle 20 italiane) riflette il nervosismo degli investitori.

Il riflesso europeo è stato immediato. Piazza Affari ha archiviato la seduta in calo dello 0,94%, appesantita dai netti ribassi di Stmicroelectronics (-4%) e Prysmian (-4,5%). Nel resto del Vecchio Continente i listini si sono mossi in territorio negativo, ad eccezione di Londra che tiene nel giorno della nomina di Andy Burnham a Primo ministro. A frenare i ribassi non è bastato il pur favorevole dato sull'inflazione dell'Eurozona, scesa a giugno al 2,8%, mentre l'acuirsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran continua a surriscaldare i prezzi del greggio.

Dietro la correzione non si nasconderebbe però lo scoppio di una bolla speculativa legata all'intelligenza artificiale, quanto un fisiologico riallineamento delle valutazioni. Come spiega Antonio Tognoli, responsabile macroeconomia di Cfo Sim, siamo davanti a un normale riequilibrio del mercato: "i costi elevati, insieme al crollo del rapporto tra prezzi e utili, stanno aumentando il profilo di rischio dei titoli tecnologici. Se l'anno scorso il loro multiplo era di circa 35 volte, oggi è sceso intorno ai 20, avvicinandosi al mercato generale. Gli investitori stanno ruotando i portafogli verso altri comparti senza più sovrappesare il tech, una tendenza confermata dal fatto che l'indice S&P 500 Equal Weight sta sovraperformando la versione classica". Secondo Tognoli, questo riallineamento potrebbe costare ai tecnologici una perdita complessiva compresa tra il 15 e il 20%, livelli strutturali che poi favoriranno il rientro dei flussi finanziari.

Sullo sfondo restano le incognite macroeconomiche, aggravate dai venti di guerra.

Nell'ultimo bollettino economico, Bankitalia certifica come la crisi in Iran abbia peggiorato le prospettive di crescita. Per l'Italia, l'impatto dello shock energetico spingerà l'inflazione al consumo al 3,1% nella media di quest'anno, prima di una convergenza verso l'obiettivo del 2% nel prossimo biennio.

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