Una ricchezza tale che, anche dopo aver visto evaporare quasi metà del suo patrimonio, basta ancora per restare l’uomo più ricco del mondo. No, non si tratta di Paperon de’ Paperoni, ma di Elon Musk, che al giorno d’oggi è praticamente la stessa cosa.
Il merito della sua ricchezza, ma anche del crollo dell’ultimo periodo ha un nome: SpaceX. Mentre Musk diventava il primo trillionario della storia, la sua società spaziale vedeva il titolo superare i 200 dollari ad azione, poi però il mercato è tornato sui suoi passi. Così, mentre SpaceX bruciava il 46% della sua capitalizzazione, il magnate dimezzava il suo patrimonio, passando da 1.100 miliardi di dollari a «soli» 684 miliardi - con uno scarto di 397 miliardi rispetto al secondo classificato, Larry Page.
In questa situazione sono arrivati i dati della trimestrale di SpaceX - la prima dallo sbarco a Wall Street. Sulla carta i numeri hanno persino battuto le stime: tra aprile e giugno la società ha registrato ricavi per 7,8 miliardi di dollari (+92%) e una perdita contenuta a 541 milioni di dollari (a fronte dei 2,12 miliardi stimati). Eppure Wall Street non ha festeggiato, e in apertura ieri il titolo ha bruciato un altro 12%, prima di frenare la caduta intorno al 10% a 111 dollari alle ore 20 italiane.
A spaventare il mercato non sono stati i conti quanto - un po’ come è successo con le altre big tech - le spese. Musk ha infatti annunciato spese in conto capitale per quasi 16 miliardi di dollari solo nel segmento dell’IA - il doppio rispetto al trimestre precedente -, avvertendo che la spesa rimarrà su questi livelli per almeno altri due trimestri. Il piano? Trasformare la società spaziale in un colosso dei data center. L’obiettivo dichiarato agli investitori è portare la capacità di calcolo dagli attuali 2 gigawatt a una quota compresa tra 5 e 10 Gw entro il 2027. Cifre da capogiro: ogni gigawatt richiede investimenti per decine di miliardi, la gran parte da versare nelle casse di Nvidia, con un consumo di energia che nelle stime del tycoon raggiungerà quello della città di New York nel pieno dell’estate.
Ma la scommessa è azzardata anche per gli standard di Musk. Se da un lato i ricavi legati all’IA sono triplicati a 2,56 miliardi, gran parte di questi soldi arriva dall’affitto di potenza di calcolo a concorrenti come Anthropic e Google. Una scelta che porta cassa subito, ma rischia di relegare la società nel ruolo di semplice fornitore.
