Unicredit va al D-day su Ghizzoni

Oggi il cda avvia l'iter per il cambio al vertice. L'ad: «Resto fino a quando c'è fiducia», giù il titolo in Borsa

Massimo Restelli

Unicredit si prepara a sostituire il suo capo azienda. Dopo sei mesi di malumori tra i soci stabili, la resa dei conti inizia questo pomeriggio alle ore 16, quando Federico Ghizzoni affronterà un cda straordinario appositamente convocato per avviare la sua successione e lanciare un segnale di discontinuità al mercato. La stessa Consob ha alzato il livello dell'allerta. Alcuni grandi azionisti, impegnati in un pressing crescente pur in un clima di grande rispetto per il lavoro svolto dall'ad, contano che Ghizzoni si presenti dimissionario e di evitare qualsiasi atto di forza. Molto dipende, tuttavia, da come si svilupperà la discussione nel board. Da parte sua il banchiere, come avrebbe anticipato lunedì della scorsa settimana ad alcuni soci stabili, non ha infatti remore a farsi da parte, ma nell'ambito di un percorso ordinato. «I rapporti con il board sono trasparenti. Continueremo a lavorare insieme finché ci sarà abbastanza fiducia. Non ci sono tensioni nel gruppo, altrimenti non sarei qui», si è limitato a rimarcare ieri Ghizzoni mentre il titolo andava sull'altalena in Piazza Affari: -3%, sotto la soglia psicologica dei 3 euro, la chiusura (2,9 euro).

Insomma l'uscita di Ghizzoni non appare immediata, tanto che a ieri sera non risultava in agenda neppure la necessaria riunione del comitato nomine per selezionare i cacciatori di teste chiamati a individuare il nuovo ad. Tutto lascia quindi pensare che la trattativa sia ancora aperta: malgrado gli 1,7 miliardi di profitti del 2015, i sei anni targati Ghizzoni non sono peraltro stati facili nè per il Paese nè per la banca. E va ricordato che il suo precedessore, Alessandro Profumo, ottenne sia una clausola di manleva sia 40 milioni di buonuscita, pari a quasi dieci volte la busta paga e allo 0,1% della capitalizzazione. Era il settembre 2010 e Unicredit valeva 33 miliardi, ieri, in un mondo messo sottosopra dall'incubo delle sofferenze e dagli stress test, la capitalizzazione era 17,7 miliardi. Proprio per invertire il trend (-41% lo score da inizio anno), i soci vogliono voltare pagina. A meno di sorprese, il cda dettaglierà quindi il metodo per il ricambio al vertice che si vorrebbe concludere entro la riunione del 9 giugno.

Non è invece all'ordine del giorno il pensionamento del presidente Giuseppe Vita che, si ragiona, sarà però il passo immediatamente successivo all'arrivo del nuovo ad e al ricambio di parte della prima linea manageriale. Alcuni vorrebbero affidare la presidenza a Luca di Montezemolo - ambasciatore di Aabar e ora vice presidente accanto a Fabrizio Palenzona (Crt) e Vincenzo Calandra (Carimonte) - che non appare però disponibile. Quanto all'ad, l'idea è trovare non un banchiere d'affari, ma un top manager avvezzo a un gruppo presente in mezza Europa. Il suo primo compito sarà formulare il nuovo piano industriale. Secondo gli analisti, Unicredit potrebbe avere bisogno da 4 a 8 miliardi. Da qui lo spettro dell'aumento di capitale, più volte negato da Ghizzoni, o la via delle cessioni. Ma Mediobanca Securities ha già messo in guardia che vendere i gioielli della corona equivale a sottrarre crescita e quindi redditività al gruppo.

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