Aiuti in bilico e accordi saltati È il prezzo del pasticcio kazako

Aiuti in bilico e accordi saltati È il prezzo del pasticcio kazako

Il caso Shalabayeva, che ha animato l'estate con le polemiche al calor bianco tra l'Italia e il Kazakistan, potrebbe ora avere pesanti conseguenze. Diplomatiche, ma anche economiche e militari. A rivelarlo è l'Agenzia Repubblica, che racconta gli scenari successivi allo sfilacciamento delle relazioni tra i due Paesi in seguito alle polemiche di luglio per il rimpatrio in Kazakistan di Alma Shalabayeva - moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, accusato di essersi appropriato di 6 miliardi di dollari - e della figlia Alua. E l'Agir svela anche un accordo - ora a rischio - per concedere al nostro ministero della Difesa una base aerea in territorio kazako da utilizzare per il rientro delle nostre truppe impegnate nella missione Isaf in Afghanistan.
La Shalabayeva e la sua bimba furono sorprese dalla polizia in una villa di Casalpalocco (la stessa ora presa in affitto dall'allenatore della Roma Rudi Garcia) nella notte tra il 28 e 29 maggio. Il blitz puntava al marito, ma Ablyazov - ricercato dall'Interpol e segnalato nella capitale nei giorni precedenti - non era più lì. Alma e la figlia vennero in fretta e furia espulse dall'Italia perché il passaporto diplomatico di Alma, rilasciato dalla Repubblica Centrafricana, sarebbe risultato falso. Il «pasticcio kazako» comincia poco dopo, quando a luglio la vicenda si trasforma in un caso politico e diplomatico, e la tensione tra Italia e Kazakistan si alza. Il governo fa marcia indietro postuma sull'espulsione della moglie di Ablyazov, Emma Bonino arriva a minacciare la cacciata dell'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov, accusato di essere l'«ispiratore» del blitz, e nei giorni caldi della crisi il ministro degli Esteri risponde picche a un invito verbale della feluca che voleva incontrarla. Poco dopo, Ablyazov è restato in Francia. Il caso ora è sparito dai giornali. Ma il faccia a faccia tra il ministro e l'ambasciatore, racconta l'Agir, dopo quel rifiuto non c'è più stato.
Per l'Agir, i problemi in prospettiva nelle relazioni tra i due Paesi nascono proprio con la «rottura» dei rapporti tra il governo italiano e Yelemessov, e con la definizione di «dittatore» affibbiata dalla stampa al presidente kazako Nursultan Nazarbayev. L'ambasciatore, grande conoscitore dell'Italia (ha vissuto a lungo a Reggio Emilia), avrebbe da anni «lavorato sempre nell'interesse economico dell'Italia e per la sua leadership a livello di commesse». Garantendo, insomma, una strada privilegiata agli interessi del Bel Paese, anche strategici. Come si diceva all'inizio, l'agenzia Repubblica rivela infatti che nei mesi scorsi «era stato definito un accordo tra il nostro ministero della Difesa e l'analogo dicastero kazako». Un'intesa che avrebbe permesso all'Italia di contare su una base militare in suolo kazako (a Shymkent, nel Sud), con tanto di pista aerea da costruire ad hoc per agevolare le future operazioni di rientro dei nostri soldati dall'Afghanistan, e con consistenti risparmi economici. La sigla sull'accordo era attesa a luglio, con la visita nella capitale Astana del sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano. Ma la missione è saltata, e ora anche l'intesa è a rischio o almeno, secondo l'Agir, «la nuova pista dedicata» non è più "una priorità per il ministro della difesa kazako». Così come, in prospettiva, sarebbero a rischio i tanti rapporti economico-commerciali in piedi tra Italia e Kazakistan, che vedono il nostro Paese terzo partner - dopo Russia e Cina - della repubblica dell'Asia centrale. Anche l'insediamento dell'Eni nel giacimento petrolifero di Kashagan vedrebbe ora la pericolosa concorrenza della Cina che avrebbe chiesto ad Astana «più spazio nello sviluppo del giacimento».
Insomma, il «pasticcio kazako» potrebbe avere conseguenze spiacevoli nel medio periodo nei rapporti con una nazione che l'Agir ricorda essere «amica». Una delle poche che ha mantenuto la promessa fatta all'indomani del terremoto in Abruzzo, finanziando i lavori di restauro dell'oratorio di San Giuseppe dei Minimi all'Aquila, monumento «adottato» dal governo di Astana. Che, proprio grazie ai buoni uffici di Yelemessov avrebbe deciso di fornire un aiuto economico anche all'Emilia per la ricostruzione post-sisma. Ma anche qui, «gli ultimi avvenimenti pare abbiano congelato l'iniziativa».