La guerra americana del futuro potrebbe avere un campo di battaglia che va dal fondo degli oceani fino alla Luna. Il generale Dan Caine, chairman dei Joint Chiefs of Staff, ha dichiarato ieri alla Air, Space & Cyber Conference di National Harbor, nel Maryland, che le forze armate americane devono adattarsi immediatamente per essere pronte a “fight, endure and win” in ambienti contesi dal fondale marino fino allo spazio cislunare.
“Il nostro compito, amici miei, è quello di adattarci ora, affinché le Forze Congiunte siano pronte a combattere, resistere e vincere in ambienti globali ostili, dai fondali marini allo spazio cislunare”, ha dichiarato il Generale Caine, rivolgendosi ad aviatori e figure del settore durante il suo discorso.
La notizia segue le dichiarazioni di due giorni fa del segretario dell’Air Force Troy Meink che ha confermato pubblicamente, per la prima volta, che gli Stati Uniti dispongono già di armi di controllo spaziale collocate in orbita e destinate, secondo il Pentagono, a difendere le forze americane da azioni ostili. Washington non ha però rivelato né il numero né la natura di queste armi. Meink non ha chiarito se si tratti di sistemi cinetici o non cinetici, né quando siano stati messi in orbita. Ha anche escluso di voler fornire dettagli sui loro test o sulle loro capacità operative.
Con il termine “spazio cislunare” viene indicata, in termini generali, la regione compresa tra la Terra e l’area lunare. La definizione americana può comprendere anche la regione intorno alla superficie della Luna, mentre non esiste ancora una perfetta uniformità nell’uso del termine all’interno delle istituzioni statunitensi. Caine non ha specificato, tuttavia, se l’esercito americano stia preparando combattimenti direttamente sulla superficie lunare.
La medesima impostazione è stata ribadita dal tenente generale Gregory Gagnon, responsabile del Combat Forces Command della Space Force. L’umanità, ha spiegato, sta avanzando sempre più nello spazio e il compito della Space Force è prepararsi a difendere gli interessi americani anche mentre questa espansione procede. Gagnon ha inoltre sostenuto che la comunità d’intelligence americana ha segnalato da tempo che potenziali avversari stanno cercando di estendere le proprie capacità belliche nello spazio.
Il riferimento principale è ovviamente alla Cina. È comprensibile il motivo per cui i militari vogliano aumentare la consapevolezza della situazione in questa area. Il timore è che le recenti attività cinesi sulla Luna e nello spazio cislunare possano superare quelle degli Stati Uniti. La Cina, infatti, possiede un satellite di ritrasmissione nello spazio cislunare e sta conducendo missioni robotiche sul lato nascosto della Luna.
Il capo della Space Force, il generale Douglas Schiess, ha ammesso durante un discorso tenuto martedì: “Voglio essere assolutamente chiaro: oggi, i guardiani gestiscono armi in orbita in grado di difendere le forze congiunte da attacchi provenienti dallo spazio”. “Guardiano” è il nome ufficiale di un membro della Space Force. Schiess ha fornito pochi dettagli su queste armi, ma più avanti nel discorso ha lasciato intendere che siano di natura elettromagnetica piuttosto che cinetica. Ovvero, probabilmente progettate per disattivare i sistemi chiave dei satelliti avversari. Non sorprende che gli Stati Uniti possiedano e utilizzino tale tecnologia; la notizia sconcertante è che un alto funzionario lo abbia affermato così apertamente.
L’annuncio assume un’importanza particolare proprio perché infrange una lunga fase di ambiguità ufficiale. Gli Stati Uniti avevano già sviluppato e dimostrato capacità anti-satellite, così come hanno fatto Cina e Russia. Ma Washington non aveva mai confermato in modo così esplicito di avere armi di controllo spaziale già collocate in orbita.
Ed è proprio qui che emerge una delle ambiguità più delicate del diritto internazionale. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, sottoscritto sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina, vieta il posizionamento in orbita di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa. Stabilisce inoltre che la Luna e gli altri corpi celesti debbano essere utilizzati esclusivamente per scopi pacifici e vieta installazioni militari, fortificazioni e test di armi sui corpi celesti. Il trattato, tuttavia, non costituisce un divieto generale per le armi convenzionali nello spazio.
Ma la militarizzazione apre anche nuovi scenari in fatto di sfruttamento economico dello spazio lunare. Elon Musk ha recentemente parlato di un futuro in cui le catapulte elettromagnetiche sulla Luna potrebbero lanciare ogni anno da 500 a 1.000 terawatt di data center per l’intelligenza artificiale. In un futuro in cui una quantità significativa di centrali elettriche orbitali, data center, massa per stazioni spaziali e fabbriche in orbita venisse costruita utilizzando risorse lunari, molti mercati darebbero per scontata una tale crescita e ne dipenderebbero. Con tutte le conseguenze militari del caso.
Come se non bastasse, sia gli Stati Uniti che la Cina progettano ormai di costruire basi vicino al polo sud della Luna, che si ritiene ospiti grandi quantità di ghiaccio d’acqua. Vincere questa nuova corsa alla Luna è fondamentale, perché chi dovesse riuscirci sarà in grado di stabilire le norme di comportamento sulla Luna e intorno ad essa.
