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Cronaca internazionale

L’“effetto Maricarmen” scuote la Spagna: stop agli sfratti e stretta sugli affitti, cosa cambia fino al 2030

Il governo Sanchez vara due decreti dopo le proteste esplose per il caso dell’87enne sfrattata. Ma ora la partita decisiva si gioca in Parlamento.

L’“effetto Maricarmen” sembra aver impresso una svolta all’emergenza casa in Spagna. Almeno fino al 2030. Il governo iberico ha approvato oggi due decreti legge sulla casa che rafforzano le tutele degli inquilini e intervengono su sfratti, durata dei contratti, affitti temporanei e acquisti immobiliari da parte dei fondi d’investimento. Fino al 2030 verrà estesa la protezione contro gli sfratti per le persone vulnerabili senza una dimora alternativa.

L’intesa è giunta dopo un serrato braccio di ferro tra PSOE e Sumar: il Consiglio dei ministri ha avuto, infatti, inizio con un’ora di ritardo proprio mentre le due anime dell’esecutivo cercavano un compromesso. Il pacchetto è stato frazionato in due distinti decreti, nel tentativo di separare le norme potenzialmente in grado di raccogliere una maggioranza parlamentare da quelle più controverse.

Dietro l’accelerazione del governo, la storia di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata dalla propria abitazione nel quartiere Retiro di Madrid. Il caso ha generato un corollario di proteste che ha scosso l’intero Paese a partire da una vera e propria acampada alla Puerta del Sol, dove centinaia di persone hanno trascorso le ultime notti chiedendo al governo di intervenire su sfratti e affitti.

Le richieste dei movimenti scesi in piazza erano però più radicali rispetto alle prime proposte dell’esecutivo: congelamento degli affitti, contratti sostanzialmente stabili e maggiore protezione contro gli sfratti. Anche per questo Sumar ha continuato a negoziare con il PSOE fino alle ultime ore, insistendo in particolare sulla regolamentazione degli affitti di stanze e di quelli temporanei e sulla possibilità di rinnovare automaticamente i contratti.

Un’altra misura annunciata riguarda il divieto, fino al 2028, di acquisto di abitazioni da parte dei cosiddetti “fondi buitre”, i fondi d’investimento accusati dai movimenti per la casa di alimentare la pressione speculativa sul mercato immobiliare.

Il primo decreto prevede una proroga straordinaria fino a due anni per i contratti in vigore che scadono entro il 31 dicembre 2028. Non significa, dunque, che tutti gli affitti termineranno nel 2028: la misura consente agli inquilini interessati di prolungare fino a due anni il contratto mantenendo la propria abitazione. Il secondo decreto affronta, invece, il nodo politicamente più delicato: la possibilità di rinnovare automaticamente i contratti di affitto.

La scelta di spacchettare le misure è soprattutto legata ai numeri in Parlamento. Junts, il partito fondato da Carles Puigdemont, ha chiesto maggiori garanzie per i piccoli proprietari, sostenendo che non possano essere trattati alla stregua di grandi possessori e società immobiliari. La loro portavoce Miriam Nogueras ha chiesto che, nei casi di vulnerabilità dell’inquilino, sia l’amministrazione pubblica a farsi carico delle conseguenze economiche degli eventuali mancati pagamenti invece di trasferirle sui piccoli locatori.

L’Unione degli Inquilini ha criticato la decisione del governo di approvare le misure abitative con due decreti separati. La loro portavoce Alicia del Río ha dichiarato che “tutti gli occhi sono puntati sul testo” e che è necessario esaminare attentamente i dettagli. “È lì che hanno sempre cercato di ingannarci”, ha aggiunto.

La legge spagnola prevede che, per i decreti legge, la convalida del Congreso de los Diputados avvenga entro trenta giorni. Ma il governo Sánchez non vuole attendere: una seduta straordinaria si terrà già venerdì prossimo per sottoporre immediatamente al voto entrambi i provvedimenti. L’esecutivo non dispone da solo dei numeri necessari e dovrà ricomporre una maggioranza tra forze che sulla casa hanno posizioni molto diverse. Il PP ha già annunciato la propria contrarietà.

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