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Mondo

L’Ue contro i Mondiali privati: “Giù le mani dal nostro calcio”

La società che acquisterà quote di minoranza è guidata da Kushner, il fratello del genero di Trump. La Fifa: “Manterremo il controllo”. Riunione d’urgenza dell’Uefa per una risposta comune

Dalla Fifa all’Onu: la "coppa" di Donald per l’amico Infantino

La trumpizzazione del calcio mondiale fa infuriare l’Europa, cuore economico e tecnico del pallone. È rivolta contro il progetto del presidente della Fifa Gianni Infantino di mettere in vendita una quota delle sue principali manifestazioni, a partire dai Mondiali, a una società privata il cui amministratore delegato è Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump e suo consigliere politico. Ciò che vorrebbe dire far fare un pericoloso salto in avanti alla relazione molto pericolosa tra Infantino e l’inquilino della Casa Bianca, che ha già inquinato l’ultima edizione della rassegna calcistica globale.

La Fifa ieri ha minimizzato il progetto, cosa che aveva fatto già martedì. «Gli investitori privati deterranno solo una quota di minoranza, non della Fifa, ma in una sua controllata», precisa un portavoce di Infantino, che aggiunge: «Il presidente e l’amministrazione della Fifa avranno e dovranno ricoprire ruoli di primo piano in tale entità, se approvata, per mantenere sempre il controllo su qualsiasi società controllata dalla Fifa, in conformità con lo statuto e i regolamenti

e a beneficio delle federazioni affiliate». E comunque «una proposta che la Fifa ha ricevuto e sta attualmente esaminando sarà presto presentata alle 211 federazioni affiliate e al consiglio della Fifa, che saranno le uniche a prendere la decisione finale in merito».

Rassicurazioni che non rassicurano affatto coloro che temono che il processo di mercificazione del pallone, già spinto molto avanti nell’edizione dei Mondiali nordamericani conclusi il 19 luglio scorso, sfugga definitivamente di mano. E coloro che temono di perdere fette del loro potere all’ombra dell’assolutismo di Infantino. Ieri l’Uefa è tornata a demonizzare il progetto: «La Fifa non può continuare a usare il nostro sport per arricchire sé stessa e i suoi amici. Possiamo far crescere il calcio in modo corretto. È tempo di dare priorità alle federazioni, ai club, alle leghe, ai giocatori e ai tifosi», fa sapere la confederazione europea, che svela anche un dettaglio: la Fifa avrebbe mandato a tutte le federazioni nazionali con un ultimatum: se entro il 19 settembre non appoggeranno il progetto, perderanno il contributo una tantum di 40 milioni promesso a pioggia: cifra che per le grandi federazioni

europee non sposta granché, ma che per le piccole federazioni africane, asiatiche e centroamericane è oro colato. L’Uefa sta valutando una risposta comune delle 55 federazioni continentali, che è stata oggetto di una riunione urgente svoltasi ieri.

La novità di ieri è che è intervenuta anche l’Ue. «L’inarrestabile commercializzazione del calcio è diventata corrosiva - scrive su X il commissario Ue allo Sport Glen Micallef -. Sta minacciando gli elementi che hanno reso il calcio lo sport più popolare al mondo. Il successo commerciale deve rafforzare il calcio, non divorarlo. Giù le mani dal nostro sport». E anche il neopremier britannico Andy Burnham dice la sua: «Il calcio non appartiene agli investitori, la Coppa del Mondo non è un prodotto». Ma i private equity Usa si sono già mangiati un bel pezzo dello sport mondiali, e il calcio sarebbe soltanto una portata come un’altra, solo un po’ più sostanziosa.

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