Il fallimento della mobilitazione annunciata per il 15 agosto non ha spento l’allarme a Ceuta. Al contrario, i messaggi intercettati sui social network sarebbero diventati molto più violenti. A raccontarlo è ABC: gli analisti dell’intelligence spagnola avrebbero individuato nuove parole d’ordine diffuse all’interno dei gruppi marocchini. “Questa è l’occasione per tutti noi, questa volta attaccheremo Ceuta occupata”, uno dei post intercettati.
La prevista ondata migratoria di Ferragosto non si è verificata. Il monitoraggio delle piattaforme social da parte della Policía Nacional e della Guardia Civil - insieme al rafforzamento del dispositivo di sicurezza - ha contribuito a scoraggiare le partenze. Nei giorni precedenti erano circolate convocazioni sempre più insistenti, nelle quali era stata utilizzata persino un’immagine di Pedro Sanchez realizzata attraverso l’intelligenza artificiale. Il messaggio era semplice: la barriera sarebbe stata aperta.
La mobilitazione è naufragata, ma gli organizzatori non sembrano intenzionati a rinunciare. Le pubblicazioni stanno perdendo diffusione, mentre cresce il loro contenuto radicale. Non si parla più soltanto di attraversare illegalmente il confine: Ceuta viene indicata come una città “occupata” da assaltare, nel tentativo di trasformare una crisi migratoria in una rivendicazione apertamente nazionalista.
Gli analisti hanno individuato decine di immagini della frontiera, delle recinzioni e della zona costiera, accompagnate da riferimenti geografici a Fnideq-Ceuta. Una comunicazione spesso priva di espliciti ordini scritti, ma dotata - secondo le fonti di sicurezza consultate da ABC - di una “referenziazione visiva e simbolica molto diretta dello spazio frontaliero”.
La propaganda non è iniziata oggi. Messaggi analoghi circolano almeno dal 2020, ma la nuova crisi avrebbe offerto ai gruppi radicali l’occasione di rilanciare le rivendicazioni su Ceuta e Melilla. A rendere il quadro ancora più preoccupante è la posizione assunta da Le360, testata considerata vicina agli ambienti del regime marocchino, che ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: “No, Ceuta e Melilla non sono sempre state considerate pienamente spagnole”.
Ed è proprio qui che emergono tutte le debolezze del governo socialista di Sanchez. Madrid continua a difendere il ruolo svolto dal Marocco nella gestione della crisi, ma questa ricostruzione viene messa in dubbio dagli stessi analisti. Secondo José María Gil Garre, esperto di intelligence, sicurezza e terrorismo internazionale, esiste una “probabilità bassa” che Rabat non fosse sostanzialmente a conoscenza della preparazione della mobilitazione.
Il Marocco conosceva infatti il territorio, i canali utilizzati per organizzare le partenze e il ruolo dei social network. Soprattutto, aveva già dimostrato di possedere la capacità necessaria per individuare e bloccare assalti simili. Non esistono elementi sufficienti per attribuire direttamente alle autorità marocchine la regia dell’operazione, ma l’ipotesi avanzata è che la crisi possa essere stata tollerata, modulata o sfruttata come strumento di pressione sulla Spagna.
Il problema è che gli avvertimenti non sarebbero mancati nemmeno sul fronte interno. Trasportatori, camionisti e persone abituate ad attraversare quotidianamente la frontiera avrebbero segnalato agli apparati di sicurezza la presenza di grandi concentrazioni di persone. Eppure, denuncia il giornale spagnolo, non sarebbero stati predisposti ulteriori mezzi né approfondito adeguatamente il pericolo.
Ora il governo rincorre l’emergenza. Gli agenti antisommossa e gli uomini dell’Unità di prevenzione e reazione resteranno a Ceuta almeno fino al 31 agosto, ma la missione potrebbe essere prolungata per tutto settembre. Le valutazioni più pessimistiche ipotizzano addirittura una presenza rafforzata fino alla fine del 2026. Sanchez continua dunque a presentare il Marocco come un partner indispensabile, mentre alla frontiera crescono gli appelli ad “attaccare Ceuta occupata” e persino i media vicini al potere di Rabat mettono in discussione la sovranità spagnola. Più che una strategia, quella del governo sembra la solita rincorsa: prima si ignorano gli avvertimenti, poi si schierano gli agenti e infine si spera che l’alleato marocchino faccia il proprio dovere.
