Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 12:49
In evidenzaAggiornato alle ore 12:49
Mondo

“Nome in codice Redwood”: come una spia del Kgb tradì il suo Paese e cambiò il destino dell’Iran

Un doppiogiochista sovietico affetto da un problema sessuale cambiò forse il corso della storia del Medio Oriente. E non solo

Iran

2026. La Russia, che ha vinto la Guerra Fredda, controlla l’Iran. Non c’è nessuna crisi per il controllo dello Stretto di Hormuz perché la pax sovietica imposta nella regione ha impedito l’emergere di conflitti e contrasti per il controllo della via strategica. Questo esercizio di fantapolitica, per nulla casuale e a cui se ne potrebbero aggiungere altri decisamente più cuipi, sembra emergere dalla storia di spie appena rivelata in un libro scritto Ben Macintyre, “Redwood, The Untold Story of the Cold War’s most Extraordinary Spy”, in uscita nei prossimi giorni e anticipato dallo stesso autore in un articolo pubblicato dal Washington Post.

La storia ricostruita da Macintyre parte da un incontro avvenuto all’ultimo piano di una casa nel complesso semi-abbandonato dell’ambasciata britannica a Teheran. Qui, in una calda serata d’autunno del 1981 la spia del Kgb Vladimir Kuzichkin e l’agente dell’MI6 Ian McCredie parlano seduti in un piccolo bagno. A proteggerli da possibili intercettazioni - l’operativo di Sua Maestà sospetta la presenza di microspie installate dalla polizia segreta iraniana - il rumore dell’acqua che scorre dai rubinetti del lavandino e della vasca e il rumore di una radio accesa. I due non possono correre rischi. L’oggetto della conversazione, se scoperta dagli uomini del regime insediatosi nel 1979, potrebbe portarli dritti in prigione e alla condanna a morte.

Teheran all’epoca è avvolta da un clima di sospetto. I servizi segreti iraniani spiano tutti. La Repubblica Islamica è troppo giovane e instabile. Il Paese è alle prese con una guerra civile e con un conflitto con l’Iraq. È su questo sfondo caotico che Kgb, Cia e MI6 si muovono a caccia di informazioni che possano cambiare le sorti della Guerra Fredda. E McCredie è appena incappato in una di queste.

Kuzichkin è infatti a conoscenza di un complotto ordito da Mosca che potrebbe scatenare un conflitto nucleare. Si tratta di piani per un colpo di Stato armato da parte di comunisti iraniani appoggiati dai sovietici che dovrebbe strappare il potere al clero ed instaurare un governo basato sui principi marxisti-leninisti pronto ad invitare l’esercito di Mosca. Il funzionario del Kgb descrive all’agente britannico quello che lui stesso definisce un “cavallo di Troia” composto da una rete militare clandestina comunista. Un’organizzazione ben strutturata che può contare su depositi di armi e denaro, un piano di sabotaggio del Kgb e il sostegno del Comitato centrale di Mosca.

Tutto ruota attorno al Tudeh, il partito comunista iraniano, che a seguito della rivoluzione a Teheran, ha accresciuto la sua forza grazie al sostegno delle spie sovietiche e rimane l’ultimo vero partito di opposizione tollerato dalle autorità del regime. Kuzichkin spiega a McCredie che i cospiratori comunisti stanno solo aspettando il momento giusto per colpire. La spia britannica non può non essere impressionata. L’occupazione dell’Iran da parte di Mosca estenderebbe la sua influenza fino al Golfo Persico e le permetterebbe di ottenere il controllo di porti e di giacimenti petroliferi. Un risultato che si sarebbe potuto tradurre in una vittoria della Guerra Fredda da parte dell’Unione Sovietica e forse, nello scenario peggiore, alla risposta nucleare di Washington.

Kuzichkin è a conoscenza del complotto, che non ha una data precisa di esecuzione e potrebbe anche non avvenire mai, perché è lui a fare da tramite con i comunisi iraniani. La spia sovietica, tra un bicchiere di vodka e l’altro, si offre di cambiare schieramento e condividere le informazioni in suo possesso con le agenzie di intelligence di Regno Unito e Stati Uniti, le quali avrebbero potuto decidere di informare il regime di Teheran per sventare la cospirazione. L’uomo ha un’unica condizione. “Ho un grosso problema. Mi aiuteresti?”, dice la spia. “Non ho alcun potere in camera da letto”, prosegue e in tono di supplica aggiunge: “In occidente ci saranno pure le pillole, no? La medicina occidentale è in tutto e per tutto superiore a quella russa”.

Kuzichkin è convinto che con l’aiuto di McCredie possa salvare il suo matrimonio e porre fine alla sofferenza psicologica causata dalla sua impotenza. “Possiamo aiutarti”, risponde McCredie pur non avendo davvero elementi per confermarlo con certezza. È così, anticipa Macintyre sul Washington Post, che inizia una storia di spionaggio che porterà alla distruzione del partito Tudeh e allo smascheramento dei piani di Mosca. Se la spia russa, nota poi con il nome in codice “Redwood” assegnatogli dall’MI6, non avesse cercato aiuto occidentale per curare il suo problema sessuale, scrive l’autore, il mondo sarebbe un posto completamente diverso, e forse non esisterebbe affatto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.