Putin ha firmato la grazia: Khodorkovski torna libero

Il provvedimento di clemenza potrebbero inquadrarsi nel tentativo di ridurre i motivi di polemica internazionale in vista delle Olimpiadi invernali di Sochi a febbraio

Putin ha firmato la grazia: Khodorkovski torna libero

Con una clamorosa mossa a sorpresa, Vladimir Putin ha concesso la grazia a Mikhail Borisovich Khodorkovski. Dopo due processi considerati da molti come una vendetta del Cremlino, torna in libertà l’ex patron del colosso petrolifero, uno dei più aspri oppositori di Putin. Nessuna grazia invece per l’ex socio di Khodorkovski, Platon Lebedev, che non ha avanzato alcuna richiesta.

L’ex oligarca, che si trova in galera dal 2003, ha subito lasciato il carcere ed è tornare in libertà. Proprio come faranno a breve le Pussy Riot, che beneficeranno della recente amnistia assieme ai trenta attivisti di Greenpeace accusati di teppismo per il blitz contro una piattaforma petrolifera di Gazprom. Secondo molti analisti, i due provvedimenti di clemenza potrebbero inquadrarsi nel tentativo di ridurre i motivi di polemica internazionale in vista delle Olimpiadi invernali di Sochi a febbraio, dove l’apoteosi di Putin rischia di essere compromessa dal crescente numero di polemiche defezioni da parte di vari leader. Certo, restano le proteste per la legge contro la propaganda gay, ma su questo punto il leader del Cremlino non è intenzionato a cedere, essendo parte sostanziale della sua nuova crociata ideologica a difesa dei valori tradizionali. Con la richiesta di grazia, quando già circolavamo voci di un possibile terzo processo, Putin si è visto riconoscere il potere anche dal suo storico avversario. Controverso invece è se l’istanza rappresenti anche un’ammissione di colpa, come ritiene il Cremlino, oppure no, come ritengono altri: i motivi umanitari sembrano comunque una buona ragione di compromesso. Khodorkovski, in effetti, finora si era sempre rifiutato di chiedere la grazia, negando le accuse e affrontando il carcere con estrema dignità.

Arrestato nel 2003, quando era l’uomo più ricco di Russia dopo essersi arricchito durante le chiacchierate privatizzazioni dell’era ieltsiniana, è stato processato due volte con una condanna complessiva a quattordici anni (poi ridotta a unidici) per frode, evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita. Per molti una vendetta del Cremlino, e un monito agli altri oligarchi, per aver minacciato il consolidamento della leadership di Putin finanziando l’opposizione e lanciando accuse di corruzione alla società statale concorrente Rosneft, che poi incassò gran parte degli asset del fallimento Yukos. In tutti questi anni Putin ha sempre manifestato la sua ostilità per Khodorkovski paragonandolo ad Al Capone e al finanziere Bernard Madoff e accusandolo anche di essere il mandante di omicidi, addebito tuttavia mai contestatogli dalla giustizia. "Un ladro deve stare in prigione", aveva detto citando la battuta pronunciata dal celebre cantautore-attore Vladimir Visotski in un popolare film sovietico. L’annuncio della grazia è stata accolto ora positivamente dai difensori dei diritti umani e dall’opposizione. E persino dalla Borsa. Per la Russia, forse, finisce un’epoca.

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