E cinque. Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia fanno sapere di essere pronte ad avviare le pratiche per rimandare in Italia i cosiddetti «dublinanti». Si tratta dei richiedenti asilo che dopo essere stati identificati e aver presentato domanda di protezione in un Paese dell’Ue (di solito quelli di primo approdo, quindi Italia in testa), si spostano in un secondo Stato membro dove fanno una nuova richiesta. Dopo l’entrata in vigore il 12 giugno scorso del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo - sottoscritto da Roma anche perché apriva agli hub nei Paesi terzi (il cosiddetto «modello Albania») la questione è infatti diventata terreno di confronto e scontro tra diversi governi europei. Il nuovo accordo mantiene infatti invariato il principio che l’esame dell’asilo resta a carico del Paese di primo ingresso e accelera le procedure per il trasferimento dei «dublinanti» (ampliando però le eccezioni che possono spostare la responsabilità verso un altro Stato, come quella dei legami familiari).
Ma, fanno notare dal Viminale, soprattutto consente rimpatri rapidi sui Paesi terzi sicuri (tra cui Egitto, Marocco, Tunisia) dove sono transitati i migranti prima del loro ingresso illegale in territorio Ue (e l’Italia è il primo Paese di approdo, seguito da Grecia e Spagna).
Tutte regole, fanno sapere fonti di governo, che valgono però dal 12 giugno in poi. Prima di quella data - spiega Carlo Fidanza, capo-delegazione di Fdi a Bruxelles e presidente ad interim di Ecr - resta infatti in vigore il vecchio sistema secondo cui «uno Stato non è più competente per la domanda di asilo dopo che è trascorso un anno dall’ingresso illegale». Insomma, «la questione» sollevata da Berlino, Berna, Vienna, Helsinki e Stoccolma «riguarda un numero esiguo di casi intercorsi tra l’agosto 2025 e l’11 giugno 2026». Tutte situazioni, aggiunge Fidanza, che «andranno in ogni caso vagliate con attenzione una a una per verificare i requisiti e la competenza sulla richiesta di asilo».
Così, dopo Germania, Svizzera e Austria, ieri sono state Finlandia e Svezia a confermare che procederanno a rimandare in Italia i cosiddetti «dublinanti» (neologismo derivato dal Regolamento di Dublino). «Riteniamo che l’entrata in vigore del Patto Ue sulla gestione dell’asilo e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia e tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione», fa sapere il ministero dell’Interno finlandese guidato da Mari Rantanen. «La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e intende continuare a farlo in conformità con le disposizioni del Patto sull’immigrazione e l’asilo», gli fa eco il portavoce del ministro della Migrazione Johan Forssell. Prese di posizione a cui non si accodano né il presidente francese Emmanuel Macron, né il premier spagnolo Pedro Sánchez (e questo nonostante il durissimo braccio di ferro in corso tra Roma e Madrid su Schengen dopo i fatti di Ceuta). «Fin quando permarrà una fase di collaborazione e ravvicinamento con l’Italia», fa sapere Parigi, «la decisione della Francia è di non unirsi a questi Paesi» e invece «condividere la volontà di operare per far calare i flussi in partenza dalla Tunisia e dalla Libia». «Piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate», la Spagna - filtra dal ministero dell’Interno guidato da Fernando Grande-Marlaska «è favorevole» a gestire la questione dei «dublinanti» attraverso i meccanismi europei di solidarietà previsti nel Patto su migrazione e asilo. Due prese di posizione che forse Giorgia Meloni non si attendeva.
L’opposizione ovviamente fa il suo lavoro e cavalca la polemica. «La trovata propagandistica di sospendere Schengen con la Spagna è stato un boomerang clamoroso», attaccano la segretaria Pd Elly Schlein e il leader M5s Giuseppe Conte. Ma anche questa è propaganda, perché lo scontro su Ceuta non ha nulla a che vedere con la legittima scelta di alcuni Paesi Ue di riattivare il collocamento dei «dublinanti» in base al nuovo Patto. La conseguenza, fanno notare dal Viminale, è solo temporale ma certamente non è logica.
