Stiamo vivendo “una delle congiunture più complesse degli ultimi decenni”. Giorgia Meloni fotografa così la fase attraversata dall’Italia e dall’Europa, una “policrisi” che impone al governo di concentrare le risorse disponibili su famiglie, lavoratori e imprese. E mentre prende il via il lavoro sulla prossima legge di Bilancio, il premier indica già le priorità dell’esecutivo e rilancia il pressing su Bruxelles.
Intervenendo in videocollegamento alla seconda edizione di “Oltre le Radici”, l’evento annuale de Il Gazzettino, la Meloni ha spiegato che la manovra continuerà lungo la strada già imboccata dall’esecutivo nonostante il contesto internazionale complesso: “La strategia si è sempre concentrata su salari e difesa del potere d’acquisto, sostegno alle imprese, protezione delle famiglie, incentivi alla natalità e salute”.
Ma una parte importante della partita si giocherà in Europa. Sul tavolo c’è la richiesta italiana di maggiore flessibilità per affrontare il caro energia, con circa 14 miliardi che Roma punta a utilizzare per intervenire sui costi sostenuti dalle imprese. La richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia è stata formalmente trasmessa alla Commissione nelle scorse settimane. “Non è un tempo nel quale è semplice governare - ha sottolineato la Meloni - ma bisogna agire con senso di responsabilità, partendo dalle priorità giuste, concentrando le poche risorse alle famiglie in difficoltà, ai lavoratori e al tessuto produttivo”.
Il messaggio del presidente del Consiglio si sposta quindi direttamente su Bruxelles: “Dobbiamo svegliarci per costruire una Europa meno ideologica, che sappia adattare le proprie priorità a un contesto che cambia, che sappia ascoltare meglio i bisogni dei territori, senza rinunciare ad alcune sfide”. Il punto, per la leader del governo, è che alcune scelte europee abbiano finito per produrre conseguenze diverse da quelle attese: “Alcune misure, invece che affrontare dei problemi, ne hanno creato altri”.
Nel mirino finisce soprattutto il sistema Ets, il mercato europeo delle quote di emissione. “È una questione sulla quale in Ue si continua a non percepire l’urgenza. Il sistema di scambio delle quote ha profondamente bisogno di essere rivisto. E la proposta di revisione è totalmente insufficiente, non ce lo possiamo più permettere”, ha attaccato il premier, ricordando che il tema è già al centro del confronto europeo sul caro energia e sulla competitività delle imprese.
C’è poi il capitolo dei parametri di bilancio. La Meloni ha ricordato che l’Italia ha già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione nel calcolo dei vincoli europei e dello spazio di deficit consentito. E ora Palazzo Chigi prepara un nuovo passaggio con Bruxelles: “Sto scrivendo alla presidente von der Leyen perché la questione venga trattata nella riunione Ecofin che si terrà la prossima settimana in Lussemburgo e poi ovviamente al prossimo Consiglio europeo fra due settimane”.
La richiesta italiana è quella di riconoscere agli Stati membri più margini per intervenire contro gli effetti del caro energia. “Crediamo che, a fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”, ha spiegato ancora la Meloni.
Una battaglia che, secondo il primo ministro, non vede più Roma isolata: “Non è facilissimo perché sono molte le persone che bisogna mettere d’accordo, ma sono contenta del fatto che questioni che l’Italia ha posto per prima oggi siano condivise e poste anche da altri colleghi”. Manovra e Bruxelles, dunque, restano i due fronti intrecciati: da una parte la ricerca delle risorse per salari, famiglie e imprese, dall’altra il tentativo di allargare proprio in Europa gli spazi per intervenire.
