All’Eurogruppo di Lussemburgo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non è stato certo vittima delle solite ostilità dei Paesi frugali. Il titolare del Tesoro ha portato all’attenzione dei colleghi le ricadute sui conti pubblici di un’inflazione che ha superato ampiamente le stime. Al termine ha parlato di un «ampio dibattito» in cui la proposta italiana «ha ricevuto numerosi consensi, al netto delle tradizionali perplessità» dei Paesi più attenti alla tenuta dei conti pubblici.
La chiave sta nella natura della richiesta. Roma non chiede nuova flessibilità né spazi di deficit aggiuntivo, ma una lettura corretta delle regole che già esistono. «Alla Commissione abbiamo chiesto un’ulteriore riflessione sulla questione al fine di una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto dell’attuale patto di stabilità», ha spiegato Giorgetti. «Siamo fiduciosi che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all’interno della clausola energia già approvata con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica».
È proprio su questo terreno che la posizione italiana incontra quella di Bruxelles. Il commissario Valdis Dombrovskis ha ricordato che le pressioni al rialzo sull’inflazione «sono già prese in considerazione nell’ambito della valutazione complessiva dei fattori rilevanti». Ha aggiunto che il quadro «contiene già elementi» che tengono conto dell’impatto dei prezzi «sulla traiettoria di crescita della spesa netta». Poi l’apertura: «Esamineremo più a fondo le richieste di Italia e Grecia». Il suo monito, «non possiamo continuare a introdurre nuove forme di flessibilità fiscale», non tocca quindi l’impostazione italiana. Dombrovskis ha chiesto inoltre che le misure contro i rincari siano «mirate alle fasce più vulnerabili». Ha avvertito che «le pressioni sui prezzi potrebbero continuare con l’avvicinarsi dell’inverno».
Il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha descritto «un’equazione difficile». Da un lato bisogna proteggere famiglie e imprese «dai costi dello shock energetico», dall’altro «preservare la credibilità fiscale» delle regole. Secondo Pierrakakis «non si tratta di obiettivi in competizione. Dobbiamo fare entrambe le cose contemporaneamente». Disponibile anche lo spagnolo Carlos Cuerpo: «Vedremo in cosa si tradurrà esattamente la proposta, ma siamo aperti a valutarla». Sul fronte rigorista l’olandese Eelco Heinen si è detto «piuttosto stanco di questa discussione», perché «aggiungere debito al debito rende i problemi più grandi. Dobbiamo spendere meno e fare riforme». Il tedesco Lars Klingbeil ha ricordato che le regole sono appena state riviste. Ha però chiesto alla Commissione di affrontare «gli elevati prezzi dell’energia».
Ai ministri si è rivolta anche Christine Lagarde. Secondo fonti informate, la presidente della Bce ha spiegato che «i rendimenti a lungo termine più elevati stanno determinando un inasprimento delle condizioni di finanziamento». Il rialzo dei tassi va attribuito soprattutto a fattori globali. Sugli spread ha ribadito che la Bce non commenta i singoli Paesi e dispone di strumenti contro «dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate». L’Eurogruppo ha infine avviato la procedura per la successione della tedesca Isabel Schnabel nel board della Bce. Le candidature vanno presentate entro il 28 ottobre.
