Il nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo dell’Unione europea inizia a prendere forma, soprattutto nella sua parte di esternalizzazione dei confini e di accelerazione delle pratiche di espulsione per chi non ha diritto di permanenza nell’Unione, su spinta italiana. Mentre il nostro Paese proseguirà con il suo progetto in Albania, che finalmente potrà trovare la giusta espressione dopo anni di boicottaggi e di blocchi da parte della sinistra, gli altri Paesi cercano la propria strada. E non è detto che questa non possa essere comune, con la creazione di hub europei centralizzati. L'edizione europea del portale "Politico", citando tre diplomatici europei, ha riferito che un gruppo di Paesi dell'Ue sta valutando la possibilità di inviare in Ruanda e Uzbekistan i richiedenti asilo respinti.
Tra questi Paesi ci sarebbero Danimarca, Austria, Grecia, Germania e Paesi Bassi. “Politico” ha visionato una lettera nella quale oltre metà dei 27 Stati membri ha chiesto un'azione rapida per creare tali strutture. “Il nostro obiettivo è concludere i primi accordi per la creazione di queste strutture nel 2026, in modo che siano operative a partire dal 2027”, ha dichiarato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis prima dell'approvazione della legge. La scelta dei Paesi di esternalizzazione non è stata ancora definita con certezza e il processo politico e diplomatico resta aperto: oltre a Ruanda e Uzbekistan, nelle discussioni riservate sarebbe emerso anche il nome dell'Uganda. La strada dei Paesi geograficamente più vicini all'Ue, come Egitto e Libia, che sarebbe più logica a livello logistico, sarebbe stata esclusa per timori legati al rischio di traffico di esseri umani.
I negoziati non coinvolgeranno direttamente gli emissari dell’Unione ma dovranno essere i Paesi, singolarmente o in gruppo, a muoversi, avendo comunque cura di tenere informato l’apparato di Bruxelles.
I più critici continuano a sostenere che il piano non potrà essere attuato perché opera in violazione del diritto umanitario ma dall’Unione difendono il progetto, che riguarderà esclusivamente i migranti che hanno esaurito le possibilità di ottenere l’asilo in Europa e che devono essere espulsi perché non hanno diritto di permanenza. E il loro numero è in aumento a causa delle politiche lasche di rimpatrio finora concesse dell’Unione, che non si è mai mossa con coordinamento.