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Migranti, l’Europa cambia passo. Moratti: “Riconoscimento della linea italiana”. Frederiksen: “Primi hub nel 26-27”

L’Ue segue l’Italia e da nord a sud esulta per la possibilità di creare centri di rimpatrio esterni ai confini

Migranti, l’Europa cambia passo. Moratti: “Riconoscimento della linea italiana”. Frederiksen: “Primi hub nel 26-27”
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L’Europa, dopo le elezioni del 2024, ha cambiato il suo baricentro e non è più dipendente dalle ideologie socialdemocratiche. Per lungo tempo, la sinistra europea ha governato senza essere eletta, fungendo da spalla per i popolari che hanno sempre avuto la maggioranza, ma due anni fa gli elettori hanno chiesto un deciso cambio di passo. Stanchi delle politiche ideologiche che hanno portato l’Europa sull’orlo del baratro tra follie green per mobilità e industria e immigrazione, gli europei hanno voluto cambiare e hanno espresso con forza la volontà di un parlamento e una commissione più conservatrici. Grazie a questo e grazie, soprattutto, al lavoro di Giorgia Meloni, oggi l’Europa ha cambiato completamente il suo paradigma, in particolar modo per quanto riguarda le politiche migratorie.

“L’approvazione del nuovo Regolamento europeo sui rimpatri segna una svolta nella politica migratoria dell’Unione e rappresenta un importante riconoscimento della linea sostenuta dall’Italia in questi anni. L’Europa sceglie finalmente un approccio più realistico ed efficace nella gestione dell’immigrazione irregolare”, ha dichiarato Letizia Moratti, europarlamentare del PPE e Presidente della Consulta Nazionale di Forza Italia. “Tra gli elementi più significativi del provvedimento vi è la possibilità di realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi sicuri, una soluzione che riprende e legittima a livello europeo il modello promosso dall’Italia. Si tratta di uno strumento che può contribuire ad accelerare le procedure di rimpatrio, contrastare le reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani e rafforzare la credibilità delle politiche migratorie europee. Per troppo tempo l’Unione europea ha sofferto un grave deficit di efficacia: meno di un quarto delle decisioni di rimpatrio adottate dagli Stati membri viene effettivamente eseguito. Questo ha alimentato irregolarità, sfiducia dei cittadini e pressione sui sistemi di accoglienza nazionali. Il nuovo regolamento introduce finalmente regole più chiare, procedure più rapide e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri”, ha concluso l’europarlamentare.

Le espulsioni e i rimpatri potranno essere più rapidi e snelli, chi non ha diritto di rimanere in Europa andrà via con più facilità rispetto al passato, così come chi delinque e si rende colpevole di gravi reati. L’impostazione italiana, dettata anche attraverso il Patto Italia-Albania che fatto scuola in Europa ha tracciato la linea di quella che il ministro Matteo Piantedosi ha definito una “rivoluzione copernicana” per le politiche europee, da sempre incentrate sul buonismo e l’accoglienze indiscriminata. È di queste ore la notizia che il governo danese, guidato dal centrosinistra, ha annunciato tramite la premier Mette Frederiksen che “nel 2026-27 vedremo il primo hub di ritorno fuori dall'Europa. Penso che saremo in grado di farlo entro il prossimo anno”. Sono centri che ricalcano il modello italiano in Albania e che verranno finanziati dal bilancio europeo.

“Essere socialdemocratici oggi significa affrontare la gestione della migrazione di massa in Europa. Nessuno è riuscito a convincermi che non sia un'idea socialdemocratica avere hub di ritorno fuori dall'Europa”, ha dichiarato Frederiksen.

"Dove stiamo risolvendo i problemi della migrazione di massa? In Europa o fuori dall'Europa? Ora, per la prima volta, la nostra posizione è che debba essere fuori dall'Europa. Ed è il cambiamento più grande di tutti", ha concluso la premier danese. Si tratta di un riconoscimento indiretto che arriva all’Italia per le sue politiche e la sua visione di un problema decennale.

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