Prima il bando tipo, poi forse una nuova iniziativa legislativa. Sul dossier delle concessioni balneari il governo prova ad accelerare, mentre dall’Europa arriva un pronunciamento che Fratelli d’Italia considera un possibile punto di svolta nella lunga disputa sull’applicazione della direttiva Bolkestein. Due elementi che, nelle intenzioni della maggioranza, potrebbero contribuire a ridurre l’incertezza normativa che da anni pesa su migliaia di imprese del settore.
Entro la fine di luglio, ha annunciato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, arriverá il bando tipo per le concessioni che verrà messo a disposizione dei Comuni per uniformare le procedure di gara. «Stiamo definendo gli ultimi particolari raccogliendo le indicazioni delle associazioni e degli ordini professionali», ha spiegato ieri. Secondo Salvini, le esperienze già avviate in diversi Comuni dimostrerebbero che, applicando criteri legati alla continuità aziendale, alla tutela delle imprese familiari, alla territorialità e alla qualità dell’offerta, le concessioni sono state spesso riassegnate ai gestori uscenti. Un’impostazione che punta a valorizzare il radicamento delle imprese senza rinunciare alle procedure competitive previste dalla normativa. Il ministro ha poi richiamato il tema della sicurezza, sottolineando come gli stabilimenti organizzati rappresentino un presidio anche per il servizio di salvataggio, mentre sulle spiagge libere il relativo onere ricade sui Comuni, spesso alle prese con bilanci limitati.
Ad alimentare il dibattito è anche la recente ordinanza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 10 luglio nella causa C-574/25, relativa al caso Balneari Rimini II. La Corte ha ribadito che l’obbligo di ricorrere a procedure di evidenza pubblica previsto dall’articolo 12 della direttiva Bolkestein scatta soltanto quando le autorizzazioni sono limitate dalla reale scarsità della risorsa naturale. La verifica di tale condizione, precisano i giudici europei, spetta però alle autorità nazionali competenti, sotto il controllo dei giudici nazionali. Una pronuncia che Fratelli d’Italia interpreta come un rafforzamento della linea seguita dal governo. Per Riccardo Zucconi, componente della commissione Attività produttive della Camera, la decisione «spazza via anni di ricostruzioni ideologiche» e apre la strada a un intervento normativo definitivo. L’esponente di FdI richiama inoltre la mappatura realizzata dall’esecutivo nel 2023, che avrebbe escluso una condizione di scarsità del demanio marittimo a livello nazionale, elemento che, secondo la maggioranza, potrebbe costituire la base giuridica per garantire maggiore stabilità alle imprese balneari.
