Una scossa, un fremito, o forse ci vorrebbe proprio un elettrochoc per rianimare l’Europa. Buio, pochi spiragli, venti di guerra, economia in panne. Il quadro è pessimo però qualcosa, secondo Sergio Mattarella, si potrebbe già fare. Servirebbe ad esempio più «coesione», perché «nessuno Stato può pensare a un futuro separato da quello degli altri», sarebbe «una fuga dalla realtà autolesionistica».Ma sopratutto serve la sveltezza. «L’Unione ha indispensabile bisogno di modalità di decisione più snelle e veloci. Senza questa rapidità, le scelte importanti verranno prese da altri soggetti. Noi ne subiremo passivamente gli effetti».Basta con la burocrazia, le lentezze di Bruxelles, i paletti formalistici, le battaglie sul tetto del deficit, il criterio dell’unanimità che paralizza il Parlamento e la Commissione. In Slovenia, al vertice Arrailos tra i capi di Stato non esecutivi, lancia un appello accorato, da nonno della Ue.«Essendo un anziano presidente, in questi dodici anni ho visto crescere progressivamente la necessità di dotarsi di un sistema operativo più veloce ed efficace». Finanza, commercio, difesa, politica estera, competitività: dopo decenni di rapporti e dibattiti, l’Europa deve crescere e diventare una potenza responsabile, altrimenti saranno gli “altri”, cioè i russi, gli americani, i cinesi, gli indiani, gli arabi, a decidere della nostra vita e del nostro futuro.Dunque, sintetizzando, più Unione e più forza. Del resto, spiega Mattarella, è quanto ci domanda la gente. «Dai dati più recenti dell’Eurobarometro risulta che circa il novanta per cento dei nostri cittadini vuole una maggiore unità tra i Paesi membri. L’interesse primario della generazione di oggi richiede che si prosegua con determinazione con le necessarie riforme interne». E, aggiunge il presidente della Repubblica, non se ne può più dello scontro tra frugali e spendaccioni. «Occorrono coraggio e ambizione. Il negoziato sul quadro finanziario pluriennale è decisivo perché le scelte che compiremo definiranno non solo la distribuzione delle risorse, ma pure il livello di aspirazione con cui intendiamo affrontare le trasformazioni in atto».Insomma, siamo arrivati a un punto di svolta. «L’Unione europea si trova dinanzi a sfide straordinarie che investono la sua sicurezza, la sua prosperità, la sua capacità di agire con autorevolezza». La difesa appunto, ecco il settore nel quale dobbiamo correre, visti i continui cambi di scenario. «Occorre accelerare verso l’interoperabilità dei nostri strumenti militari, sia per rafforzare la Nato sul versante europeo, sia per ripristinare l’equilibrio rispetto alla postura della Russia». Dunque l’avversario è ancora a Mosca: la linea del Quirinale coincide con quella di Palazzo Chigi.

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