Sull’Europa pesa una cecità volontaria. Ogni mossa di Washington sembra coglierla di sorpresa, e l’ultima, la sospensione delle sanzioni alla Russia firmata venerdì sera da Trump, ha prodotto più choc che riflessione. Eppure, era del tutto prevedibile. La legge sospesa porta i nomi del repubblicano Graham e del democratico Blumenthal, Trump stesso la firmò a settembre. Un mese dopo, pochi giorni prima che entrasse in vigore, l’ha messa da parte in nome dell’interesse nazionale. Le altre sanzioni restano, e l’impatto concreto sarà forse limitato. Ma il messaggio politico va oltre: se perfino un impegno sancito da un voto a larga maggioranza del Congresso è derogabile, nessun impegno lo è davvero.I segnali erano chiari da tempo. A Monaco nel 2025 Vance spiegò agli europei che il pericolo non veniva dalla Russia ma dall’interno: censura, migrazione, smarrimento dei valori. Un anno dopo, sempre a Monaco, Rubio, accolto da un’ovazione e giudicato rassicurante da von der Leyen, disse con parole più dolci la stessa richiesta di cambiare strada. Cambiò la forma, non la sostanza. In mezzo c’è la strategia di sicurezza nazionale di dicembre, che parla di un’Europa a rischio di cancellazione di civiltà e di «coltivare resistenza» alla sua traiettoria dentro i suoi Paesi. Non è il linguaggio di un alleato.Nulla di tutto questo è illegittimo. Trump si muove da un interesse nazionale che la stessa strategia di sicurezza colloca nell’emisfero occidentale, e da una visione politica lontanissima da quella di Bruxelles ma scelta dagli elettori americani. Non è l’America che tradisce l’Europa: è l’America che fa ciò che aveva promesso, e spetta all’Europa prenderne atto. Resta la rete di sicurezza della Nato, che molti considerano una garanzia. Ma l’articolo 5 non prevede alcun automatismo: obbliga ogni alleato ad agire come ritiene necessario, il che può significare anche molto poco. E al momento nessun alleato subisce un attacco armato che metta quella promessa alla prova.Le convergenze esistono ancora, ma sono minori delle divergenze, e queste riguardano la visione stessa dell’Occidente. Chi continua a non vederlo rischia di scoprirlo nel momento peggiore.

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