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Europa

Da Hormuz stangata da 127 miliardi

Von der Leyen: “Acquistare petrolio e gas dall’estero significa anche importare gli shock che ne derivano”

epa13351922 European Commission President Ursula von der Leyen rings the bell to start the weekly meeting of the College of Commissioners in Brussels, Belgium, 04 November 2026. The Commission is due to present its annual enlargement package at a press conference later in the day and host talks with Ukrainian, US and other international representatives on Ukraine's post-war reconstruction and prosperity, as part of efforts to secure a lasting peace. EPA/OLIVIER HOSLET

Una guerra lontana sulla carta, dove a confrontarsi ci sono Stati Uniti e Iran. Il centro delle tensioni è lo Stretto di Hormuz, a circa 4mila chilometri dall’Europa, eppure il blocco del Medioriente ha avuto un impatto su tutto il Continente.

Dalla chiusura dello Stretto - avvenuta il primo marzo - a oggi «i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza che sia arrivata nemmeno una molecola di energia aggiuntiva». Lo ha detto ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’Ue è sempre stata un’importatrice netta di energia - con l’Italia in prima fila in tal senso - ma acquistare petrolio e gas dall’estero significa anche «rischiare di importare gli shock e le crisi che ne derivano» ha sottolineato.

Intanto ieri, mentre gli americani si avviavano a votare per le elezioni di metà mandato e dopo la promessa di Trump di essere vicini a un accordo con l’Iran, il petrolio e il gas si sono trovati su un’altalena. In mattinata, con gli Stati Uniti che sono tornati ad attaccare le isole intorno a Hormuz, i prezzi sono saliti, per poi raffreddarsi una volta che il tycoon ha annunciato di essere pronto a interrompere il sostegno militare nei confronti di Israele, che vale 4 miliardi di dollari all’anno. Così, alle 20 italiane, il Brent era a 103,5 dollari al barile, mentre il gas a 92,5 euro al twh (-2,5%).

In Italia, dove la dipendenza dall’energia importata è al 75,2% e dove l’impatto della guerra in Medioriente è stato molto forte - dato evidente anche dalle bollette del gas dei fragili, salite del 9% a ottobre - cercare fonti sostitutive è un lavoro necessario. A tal proposito Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e vicepresidente di Confindustria ha sottolineato l’importanza di trovare un accordo con la Francia su «come poter importare direttamente da loro l’energia nucleare». Il nucleare francese potrebbe rappresentare una delle risposte, ma la strada è ancora tutta da costruire. Perché la lezione di Hormuz è proprio questa: in un mondo attraversato da tensioni geopolitiche, la sicurezza energetica non si misura soltanto in quanta energia si consuma, ma soprattutto in quanta se ne è in grado di produrre.

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