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Europa

Lo Zar “mina” la rotta marina dei cereali: prezzi alle stelle

L’allarme del Codacons fa eco a quello lanciato ieri al Parlamento europeo da Kaja Kallas: secondo l’alta rappresentante Ue, i prezzi globali dei cereali hanno raggiunto il livello più alto dal febbraio 2022, quando iniziò l’invasione russa dell’Ucraina

Russian President Vladimir Putin listens to head of the Delovaya Rossiya (Business Russia) National Public Organisation Alexei Repik during their meeting at the Kremlin in Moscow, Monday, Oct. 12, 2026. (Mikhail Metzel, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Dal Mar Nero agli scaffali italiani, la nuova crisi dei cereali minaccia il prezzo della spesa. Pane, pizza, farine e prodotti da forno sono tra gli alimenti esposti ai rincari, mentre il mais più caro potrebbe pesare anche su carne, uova e latticini attraverso il costo dei mangimi. L’allarme del Codacons fa eco a quello lanciato ieri al Parlamento europeo da Kaja Kallas: secondo l’alta rappresentante Ue, i prezzi globali dei cereali hanno raggiunto il livello più alto dal febbraio 2022, quando iniziò l’invasione russa dell’Ucraina. La Russia «usa deliberatamente il cibo come arma» e mette a rischio «la sicurezza alimentare mondiale», ha detto Kallas intervenendo nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

Le scorte mondiali sono superiori a quelle di allora, quando la Russia bloccò venti milioni di tonnellate di cereali ucraini. Ma a mettere sotto pressione il sistema alimentare, ha spiegato Kallas, concorrono un «super El Niño», la siccità nei due emisferi e il conflitto in Medio Oriente, che ostacola le esportazioni di fertilizzanti. A questi fattori si aggiungono gli attacchi russi alle rotte commerciali ucraine, intensificati da metà luglio, con perdite stimate in sessanta milioni di euro al giorno di entrate da esportazione.

La vulnerabilità del corridoio del Mar Nero ha conseguenze ben oltre Kiev. Secondo i dati richiamati da Kallas, l’Ucraina fornisce il 15 per cento delle esportazioni mondiali di mais, il 10 per cento di grano, tra il 15 e il 20 per cento di orzo e metà dell’olio di girasole. Circa il 90 per cento di queste merci passa dalla rotta marittima. «Ciò richiede una risposta europea forte e unitaria», ha detto l’alta rappresentante.

Le tensioni erano già visibili nei dati Fao di settembre: l’indice dei prezzi dei cereali è salito del 5,1 per cento rispetto ad agosto e del 17,2 per cento su base annua. Il grano è aumentato del 6,3 per cento, anche per le difficoltà logistiche nel Mar Nero; il mais del 5,6 per cento.

Per il Codacons, in Italia i possibili rincari riguardano anche dolciumi e olio di semi. Meno esposta, secondo l’associazione, sarebbe la pasta, prodotta con grano duro importato da altre aree. Si tratta di un rischio sui listini al consumo: l’entità degli aumenti e i tempi con cui potrebbero arrivare alla cassa restano da misurare.

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