La prima parata militare robotica della storia va in scena a Kiev. Non ci sono colonne di carri armati né file di soldati nel cuore della capitale: lungo l’arteria Khreshchatyk avanzano sistemi robotici terrestri, mentre sul Dnipro navigano droni navali, compreso il Magura, e nel cielo sopra la capitale si alza uno sciame di Uav. È l’immagine scelta dall’Ucraina per celebrare il 35° anniversario dell’indipendenza: una parata senza precedenti, che racconta meglio di qualsiasi cerimonia la natura della guerra combattuta contro la Russia.
Le celebrazioni si sono tenute ai piedi del monumento alla «Madre Ucraina». Attorno al presidente Zelensky riuniti i vertici dello Stato e della difesa. Ma il vero protagonista della giornata è il Paese che ha trasformato la capacità di resistenza in una nuova industria della difesa, fatta di droni, sistemi autonomi e tecnologie sviluppate sul campo. Non è soltanto una dimostrazione militare. È un messaggio politico. L’Ucraina mostra ciò che oggi utilizza per proteggere la vita dei propri cittadini e, nelle parole di Zelensky, ciò che potrebbe consentirle di diventare, dopo la guerra, un «donatore di sicurezza» per tutti coloro che l’hanno sostenuta.
È questa la cornice nella quale il presidente pronuncia il suo discorso. «La situazione è davvero molto difficile per tutti noi». Eppure, aggiunge, esiste una forza che tiene insieme il Paese: «Il sostegno reciproco, la fiducia in chi ci sta accanto senza mai dubitare. Finché il nemico non spezzerà questo nostro circolo, l’Ucraina non cadrà, raggiungerà la pace e avrà successo». Il bersaglio delle parole di Zelensky è ancora una volta Putin. «Spera nella nostra stanchezza. Non ci ha mai capiti e ora non avrà il tempo di farlo». Il leader di Kiev rovescia quindi la narrazione del Cremlino sui risultati della guerra. «Volevi prendere tutta la nostra Ucraina, e invece hai perso le tue raffinerie, la tua flotta, i tuoi profitti e un’intera generazione mandata al tritacarne». La sfida è anche identitaria. «L’Ucraina sarà indipendente per sempre, su questo non c’è dubbio. Gli ucraini - dice - non saranno mai ciottoli per gli stivali dello Zar e non rinunceranno al sogno di vivere liberi». E ribadisce che consegnerà alla Russia i territori della regione di Donetsk che sono ancora sotto il suo controllo.
Proprio in occasione delle celebrazioni per l’Indipendenza dell’Ucraina, arrivano dall’Unione europea importanti segnali di sostegno a Kiev. Kallas, von der Leyen e Costa (che in serata è stato evacuato in un rifugio per un allarme missilistico insieme al presidente finlandese Stubb) confermano infatti il pieno impegno di Bruxelles sul fronte militare, finanziario e politico. Kallas annuncia per l’autunno nuove e più severe sanzioni contro Mosca, insieme a un ulteriore rafforzamento degli aiuti militari e della difesa aerea ucraina. Von der Leyen conferma nuovi appalti europei per 6,1 miliardi di euro, destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. Costa, infine, ribadisce il sostegno al percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue, definendolo già «straordinariamente rapido», e ricorda l’impegno europeo da 90 miliardi come contributo a Kiev.
