Giorgia Meloni trascina l’Europa.La linea italiana sui migranti prende piede a Bruxelles: 22 Paesi firmano la lettera promossa da Roma insieme alla Danimarca e Ursula von der Leyen raccoglie il pressing convocando per martedì una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno e della Giustizia dell’Ue. La crisi di Ceuta diventa così il banco di prova di un cambio di paradigma che Palazzo Chigi invoca da tempo: difesa delle frontiere esterne, lotta ai trafficanti, rimpatri più efficaci e responsabilità condivisa tra gli Stati membri.Per il governo l’adesione convinta dei Paesi europei è la dimostrazione che quella che veniva liquidata dalla sinistra come una posizione isolata oggi è diventata una linea ampiamente maggioritaria. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina» dichiara Meloni. Da qui la decisione di promuovere la lettera che chiede «un’azione comune per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l’immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di esseri umani, rendere più efficaci i rimpatri ed eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali». Per Meloni il dato politico è evidente. «È un segnale importante: la linea che l’Italia sostiene da tempo è oggi condivisa da un numero sempre maggiore di nazioni. La difesa delle frontiere esterne non è l’interesse di una singola nazione. È una responsabilità comune dell’Europa». Un concetto che attraversa tutta la missiva nella quale si chiede il rafforzamento del sostegno di Frontex e una verifica dell’efficacia della cooperazione con il Marocco.La risposta di Bruxelles arriva in poche ore. Von der Leyen ricorda che la crisi di Ceuta dimostra «perché il controllo delle nostre frontiere europee è importante» e ribadisce che «la lotta contro l’immigrazione clandestina richiede solidarietà e una risposta europea unitaria». La presidente della Commissione aggiunge di aver accolto con favore la richiesta di una videoconferenza straordinaria, che sarà organizzata dalla presidenza irlandese. Il risultato viene letto dalla maggioranza come la certificazione della centralità italiana nel dossier migratorio. Antonio Tajani contrappone la linea del governo a quella di una sinistra «ideologica», «priva di una strategia ma pronta a dare l’illusione che in Europa ci sia posto per tutti, con la conseguenza di incentivare i viaggi della morte». Anche Arianna Meloni vede nella vicenda la conferma del lavoro svolto dall’Italia in Europa. «Di fronte all’emergenza di Ceuta la nostra visione ha trovato un’ulteriore conferma. Oggi sempre più Paesi scelgono di seguirla, come dimostra la lettera sottoscritta da 22 leader.Perché un’Europa che sa difendere i propri confini è più sicura, più forte, più competitiva e più coraggiosa».Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio De Poli. Per il segretario nazionale dell’Udc la lettera «rappresenta un segnale politico importante: la gestione dei flussi e la protezione delle frontiere esterne sono una responsabilità comune dell’Europa. Nessun Paese può essere lasciato solo di fronte a una sfida di questa portata». Per Fratelli d’Italia, infine, il passaggio segna un cambio di passo definitivo.Augusta Montaruli parla dell’Italia come «nazione capofila contro l’immigrazione clandestina». La convinzione è che la crisi di Ceuta abbia accelerato un processo politico già in corso: oggi è l’Europa, e non più soltanto Roma, a parlare il linguaggio della difesa dei confini e della lotta all’immigrazione illegale.
