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Europa

Perché Bruxelles aiuta l’olio tunisino? Ecr a difesa dei produttori italiani

Il comparto accusa tre problemi concreti: le fortissime pressioni sui prezzi all’origine, l’aumento delle giacenze e la concorrenza di paesi extra Ue, come la Tunisia, che godono di corsie preferenziali e sostegni da Bruxelles

Demenza, mezzo cucchiaio di olio d'oliva al giorno per contrastarla

Cosa succede se l’Ue aiuta un concorrente dell’Italia, in un settore strategico per il made in Italy come l’olio? Puglia e Calabria stano soffrendo, più di altre regioni italiane, la crisi dell’olio. Il comparto accusa tre problemi concreti: le fortissime pressioni sui prezzi all’origine, l’aumento delle giacenze e la concorrenza di paesi extra Ue, come la Tunisia, che godono di corsie preferenziali e sostegni da Bruxelles. Una situazione che rischia di mettere ulteriormente in difficoltà migliaia di aziende agricole, soprattutto in quelle aree del Mezzogiorno d’Italia dove l’olivicoltura è una voce fondamentale del Pil.

Va in questa direzione un’interrogazione fatta alla Commissione europea dall’europdeputato di Ecr/Fdi Michele Picaro e sottoscritta dall’intera delegazione dei conservatori al Parlamento europeo per chiedere essenzialmente due cose. In primis attivare gli aiuti all’ammasso privato, previsti dagli articoli 17 e 18 del Regolamento UE n. 1308/2013. Lo strumento prevede un sostegno economico agli operatori per il ritiro temporaneo dal mercato di determinati quantitativi di olio, al fine di riequilibrare l’offerta e favorire la stabilizzazione dei prezzi. Prezzo dell’olio troppo basso e produzione abbondante rappresentano la tempesta perfetta per la filiera italiana, già alle prese con l’agitazione dei tir per il caro carburante. In Puglia, che copre quasi la metà della produzione nazionale, il crollo dei prezzi ha mandato in fumo oltre 150 milioni di euro di capitale.

In secondo luogo riequilibrare le importazioni di olio d’oliva dalla Tunisia, che beneficia di un contingente preferenziale ordinario di 56.700 tonnellate annue a dazio zero. ECR chiede dati puntuali sui quantitativi effettivamente importati nell’Unione europea e in Italia tra il 2023 e il 2026, distinguendo quelli in regime preferenziale, e una valutazione della loro incidenza sui prezzi all’origine.

“Non possiamo lasciare gli agricoltori soli di fronte a una crisi che rischia di compromettere la redditività delle loro aziende”, dice al Giornale l’eurodeputato di Ecr Picaro, secondo cui “la concorrenza deve avvenire ma nel rispetto di regole chiare e controlli rigorosi, per questa ragione è necessario garantire trasparenza sulle importazioni e tutelare la qualità e la competitività dell’olio italiano: non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per i nostri produttori”.

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