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Europa

Schiaffo dell'Europarlamento a Donald: premio Sacharov alla Cpi

Il riconoscimento alla corte anti-Netanyahu già sanzionato dalla Casa Bianca

Motivazione [TESTO]Roberta Metsola, presidente di Strasburgo: «La Cpi rende giustizia alle vittime»

Un euroschiaffo diretto alla Casa Bianca. Il premio Sacharov per la libertà di pensiero 2026 è stato assegnato dal Parlamento europeo alla Corte Penale Internazionale e ai suoi funzionari, l’ente tanto osteggato da Donald Trump. Una scelta che, se da un lato ha visto il voto compatto dei gruppi nella conferenza dei presidenti, eccezion fatta per i Patrioti e le sinistre, dall’altro racconta di una contrapposizione ormai netta sull’asse Bruxelles-Washington. A tal proposito da Rue Wiertz filtra il disappunto di Ecr e Ppe, infastiditi dal voto contrario dei Patrioti. Ma andiamo con ordine.

In primis le motivazioni della scelta. «Questo premio invia un messaggio potente al mondo - ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa -: l’Europa si schiera fermamente a sostegno del diritto internazionale, della lotta all’impunità e della responsabilità per i crimini internazionali più gravi». Secondo Roberta Metsola, presidente dell’eurocamera, con questo premio il Parlamento europeo «riconosce l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime, anche attraverso indagini, azioni penali e processi».

La Cpi ha prevalso sugli altri due candidati, l’avvocato e difensore dei diritti umani in Tanzania Tundu Lissu, presentato da Ppe e Conservatori e Riformisti, e le attiviste iraniane Taraneh e Romina Rahimi, nominate dal gruppo dei Patrioti. In secondo luogo l’Ue ha inteso così sfidare apertamente le sanzioni trumpiane. Il nesso è con i mandati d’arresto emessi nel 2024 nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, per presunti crimini commessi nella Striscia di Gaza.

L’ultimo attacco del tycoon alla Cpi risale a meno di un mese fa quando, a quasi trent’anni dell’approvazione dello Statuto di Roma del 1998, davanti alla 81a Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha usato parole forti: l’ha definita un’ istituzione «canaglia», accusando i suoi giudici di processare le forze Usa impegnate all’estero. Per poi arrivare, venti giorni fa, a una serie di sanzioni mirate che hanno incassato l’appoggio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, nei confronti del quale la Cpi ha spiccato un mandato di arresto per crimini di guerra in seguito ai fatti di Gaza. Mosse decise dopo l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Navy Pillay, ex giudice della corte. Nello specifico gli Stati Uniti hanno inserito la Corte penale internazionale nello speciale elenco di soggetti sanzionati del Dipartimento del Tesoro americano.

Ma cosa contestano alla Cpi gli Usa? Essenzialmente la possibilità che la Corte faccia valere propria giurisdizione nei confronti di cittadini americani o di Paesi alleati che non hanno aderito allo statuto. Durante il primo mandato di Donald Trump, nel 2020, gli Stati Uniti avevano già sanzionato alcuni funzionari della Corte, tra cui l’allora procuratrice Fatou Bensouda.