«Il G8 fatto all’Aquila una vittoria contro il catastrofismo di sinistra»

Il governo ci ha dimostrato che non verremo dimenticati

«Il G8 fatto all’Aquila una vittoria  contro il catastrofismo di sinistra»

nostro inviato all’Aquila

Governatore Chiodi, a G8 finito quali immagini le rimangono nel cuore?
«Ho due momenti che non dimenticherò. Il primo quando Obama, davanti al Duomo, si è avvicinato, mi ha stretto la mano e mi ha detto: “Che Dio ti benedica per tutte le responsabilità che devi affrontare”. E io gli ho risposto: “Che Dio benedica te, per le tue responsabilità!”».
La seconda?
«Mentre aspettavamo il presidente Medvedev, Berlusconi e io ci siamo fatti una passeggiata insieme, nel centro distrutto. Lui mi ha messo una mano sulla spalla: “Qui ti aspetta un compito duro”, mi ha detto. Poi ha aggiunto: “Ma lo faremo insieme”».
Come ha trovato Berlusconi in quei momenti?
«Mi ha fatto una confidenza che credo di poter riferire: “Questo G8 mi ripaga di tante amarezze”. Era solo il primo giorno, ma aveva trovato molti punti in comune con gli altri, mi pareva molto soddisfatto pur mantenendo una sobrietà che è stata la sua linea fino all’ultima conferenza stampa».
Berlusconi l’ha chiamata la sua «visionaria follia», il G8 all’Aquila. Lei non l’ha mai considerata una pazzia senza senno?
«L’ha chiamata follia fin dall’inizio, quando mi disse che aveva pensato all’Aquila, prima di comunicarlo al Consiglio dei ministri. Ma mi spiegò di essere convinto che le decisioni migliori si prendono in questo modo».
Lei non ha mai avuto dubbi, paure?
«Avevamo fatto come Regione un’analisi dei rischi, al primo posto naturalmente avevamo messo il terremoto... Ma le probabilità che si verificasse un sisma di entità pari a quello del 6 aprile erano di poco superiori all’1 per cento. Sapevamo poi che l’immagine di un G8 più sobrio in un momento di crisi internazionale sarebbe stato un messaggio positivo».
Che messaggio arriva dal G8 dell’Aquila?
«L’immagine di leader mondiali che affrontano con responsabilità un momento di crisi che però deve essere alimentato dalla fiducia. Mi sorprende che in Italia l’opposizione non capisca che il catastrofismo, oltre che aggravare la crisi, li allontana anche dalle persone che vogliono speranze».
Come le pare che Berlusconi abbia gestito il rapporto con gli altri leader? La stampa internazionale non aiutava.
«Ho notato subito una grande consuetudine, una dimestichezza nel rivolgersi a loro, e tutto questo significa rispetto reciproco. Anche il presidente Obama ha dato chiarissimi segni, i gesti sono rivelatori. Tutta quella cordialità che ha riservato a Berlusconi porta un messaggio chiaro: “Berlusconi è un interlocutore per noi credibile”».
I punti forti di Obama?
«Il presidente Berlusconi è molto spontaneo e vero, gli italiani lo hanno compreso. Obama ha dimostrato in questi primi contatti una dose di umanità notevole. Non tiene un atteggiamento distaccato tipico del potente che qualche volta può tradursi in arroganza. E in questo io vedo una similitudine con Berlusconi».
È stato Obama a smentire la stampa estera?
«Credo che ci sia stata una grave perdita di credibilità per quei giornali che avevano preannunciato situazioni di carenza di leadership di Berlusconi».
E all’Aquila il G8 cosa ha portato?
«È stato un fatto storico, e poi abbiamo intessuto una serie di relazioni diplomatiche che ci consentono di sviluppare veri progetti di marketing territoriale, pensiamo all’università. Se saremo bravi, questi contatti apriranno prospettive che non avremmo mai avuto».
Si è notata però un po’ d’indifferenza negli aquilani, nonostante il vertice abbia ridato lavoro al 40% delle aziende.
«Dopo il sollievo per essere scampati a un pericolo ora c’è lo sconforto e la rabbia. Ma i cantieri sono partiti, c’è la reale prospettiva che tra settembre e novembre 30mila persone possano stare in case belle, sicurissime, e quindi questo può alimentare la speranza».
Cosa chiede a Berlusconi?
«Che la ricostruzione non sia solo fisica. Il problema è ricostruire il tessuto socio-economico».
Il G8 può aver dato una mano anche a questo?
«Uno dei rischi delle persone che vivono catastrofi di questo tipo è sentirsi trascurate. Il fatto che lo Stato abbia voluto organizzare il G8 significa che non si verrà dimenticati».

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