Fra tanti utili idioti ogni tanto puoi incontrare un inutile intelligente. Ci è successo ieri quando abbiamo letto su D di Repubblica una sontuosa intervista firmata da Claudio Sabelli Fioretti, un maestro nell’arte del non dire nulla in un modo che non si lasci praticamente nulla non detto a Natalia Aspesi, decana del nostro giornalismo, 97 anni, una carriera tra l’autarchia e il lusso, preferendo sempre il secondo alla prima, le cui risposte, tra rimpianti e consapevolezza, fanno pensare che la tragedia della vecchiaia non è l’essere vecchi, ma l’essere stati giovani...
Abbandonata dalla forza che sosteneva le sue debolezze, la Aspesi ormai passata da giovane rivoluzionaria ad attempata conservatrice confessa che: detesta le femministe; respinge l’eutanasia («Io non voglio essere ammazzata: voglio che se ne occupi la natura»); non sopporta i bambini; che il suo ex direttore Mario Calabresi sbaglia a candidarsi sindaco a Milano («Non può vincere, nessuno sa chi è»); che «Quelli di Elly Schlein sono quattro scemi: perché dovrei votare per loro?», che l’unico che le piace
è Renzi; che tra Bocchino e Travaglio il fascista è il secondo; che da giovane era orgogliosa del suo culo (e ne ha anche avuto molto, diciamolo, ndr), e il tutto distribuendo body shaming di qui e di là (uno è «nano», l’altro «brutto», quello «grassissimo»...).
Mah. Neanche a Repubblica c’è più l’intellighenzia di una volta.
Alla fine, tra illusioni perdute e saggezza ritrovata, ci viene da pensare che è meglio essere vecchi che di sinistra.
