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Giù la maschera

Porco sì, porco no

Quando ti serve, lo Stato non c’è mai. Quando ti scappa un “porco”, pur di far cassa, è ubiquo

Multa per bestemmia

Ieri, mentre eravamo impegnati a leggere casi di cronaca nera ben più rilevanti – il bengalese “perdonato” nonostante le molestie a una tredicenne, l’italiano colpito dal daspo per avere disturbato i musulmani che pregavano in strada e il sikh prosciolto nonostante fosse entrato in ospedale con un pugnale in tasca – ci è caduto l’occhio sulla notizia di quel ragazzo in scooter che al Lido di Venezia ha evitato per un soffio un pedone distratto e, avendo bestemmiato ripetutamente, è stato multato dalla polizia locale per 102 euro.

Ma Porç*! Quando ti serve, lo Stato non c’è mai. Quando ti scappa un “porco”, pur di far cassa, è ubiquo. Comunque. L’aspetto curioso della faccenda è la fattispecie di reato, comeda verbale: “Il motociclista in presenza di più persone bestemmiava con parole oltraggiose le divinità venerate dalla religione di Stato”. Ma la formula “religione di Stato” è stata abrogata 40 anni fa: la contravvenzione è nulla. E anche il tribunale dei Social ieri ha subito emesso la sentenza: la multa è una follia. “Bestemmia libera”. E così ci siamo liberati anche dell’ultimo prurito cattolico. Quello che resta, invece, è la velata contraddizione (e scusate il “velata”) di una società attenta fino all’ossessione alla sensibilità di certe religioni e molto lassista nel rispetto delle altre. Eh, sì. Quando ci fa comodo, non siamo più uno Stato laico. L’ennesima contraddizione di un Paese cui l’unica religione di Stato è la contraddizione.

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