Quando Rosa Parks il 1º dicembre 1955 prese un autobus per rientrare a casa dal suo lavoro in un grande magazzino di Montgomery, Alabama, non sapeva che quella corsa avrebbe cambiato la Storia. Lei si sedette in un posto libero. Dopo tre fermate l’autista le chiese di alzarsi e spostarsi in fondo all’automezzo per cedere il posto a un passeggero bianco appena salito. Lei - mantenendo un atteggiamento calmo e dignitoso - rifiutò. Il conducente chiamò due agenti di polizia, lei fu arrestata e la battaglia per i diritti civili conobbe la sua svolta più bella.
Certo, il razzismo non sparì d’incanto; ma le cose da allora sono andate un po’ meglio. Pur con molti passi indietro.
Come l’altro giorno, purtroppo. A Gand, in Belgio, in un concerto in cui il mood generale era persino peggiore della musica, una cantante olandese - che credendo di combattere vecchie discriminazioni ne ha create di nuove - dal palco ha chiesto ai bianchi di andare sul fondo, lasciando il posto davanti alle persone di colore e “queer”. Speravamo che i vergognosi recinti razzisti fossero stati eliminati, e invece... Confidiamo almeno nella denuncia per incitazione all’odio razziale.
Non avremmo mai pensato che nel 2026 qualcuno potesse ancora sentirsi dire di cambiare posto per via del colore della pelle. Non avremmo mai pensato che nel 2026 servisse qualcuno capace di dire: “No, io non mi sposto”. Non avremmo mai pensato che nel 2026 servisse una nuova Rosa Parks. Bianca.
