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Giù la maschera

Siamo tutti texani

Adesso che Trump ha perso, è da ieri che la sinistra italiana sta festeggiando come se non ci fosse un Oceano

Campo Largo

Quello di vincere per interposto partito è uno sport amato dalla politica, a destra come a sinistra. Salvini, per dirne uno, mette bocca su qualunque elezione, anche della Federcalcio, come se l’avesse vinta lui; e con qualsiasi risultato. Del resto, quando trionfò Trump, vedemmo molti cappellini MAGA sventolare tra i banchi della destra.

E adesso che Trump ha perso, è da ieri che la sinistra italiana sta festeggiando come se non ci fosse un Oceano. Sembra che vivano tutti ad Austin, Texas.

Elly&compagni, vi meritate il premio: “Vincono gli altri”.

Schlein: “Battuta la destra che porta solo guerra e recessione”. Letta: “Finalmente un giorno di sole”. Renzi: “La speranza ha sconfitto la paura”. Bonelli: “Uniti si vince”. Loro magari. Voi, uniti non lo siete mai stati.

Ci viene in mente Veltroni che alla prima elezione di Barack Obama urlava “Abbiamo vinto!”, e alla sconfitta di Kamala Harris sussurrò: “Peccato, hanno perso”. La grammatica è tutto. La prima persona plurale è un privilegio delle vittorie.

La sinistra italiana è così. Ultimamente ha partecipato a tutte le elezioni nel mondo, vincendole. Senza mai correre. Negli Usa, in Israele, in Brasile, in Svezia, persino in Serbia dove la sinistra è quasi di destra. E per un po’ si è intestata anche i ridenti successi di buon governo in Spagna e Inghilterra. Un vero record: imbattuta in trasferta. I guai arrivano quando gioca in casa. Dove per vincere ci si deve candidare. Confidiamo nel prossimo match.

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