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Governo

Ecobonus e tasse giù ai giovani. Il piano per aiutare il ceto medio

Le agevolazioni per l’efficientamento energetico salirebbero al 65% sulla prima casa (con la benedizione dell’Ue). Il ministro dell’Economia Giorgetti: “Flat tax al 5% sugli aumenti dei nuovi lavoratori”

Giancarlo Giorgetti in occasione del convegno della Lega “ a tua difesa, verso la finanziaria 2027”. Roma, Martedì 08 Settembre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Giancarlo Giorgetti on the occasion of the League conference "In your defense, towards the 2027 budget". Rome, Tuesday, September 08 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Il focus della manovra verterà su giovani e ceto medio. L’argomento - toccato ieri dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Festa nazionale dell’Udc - riguarda in primis il taglio delle tasse al cosiddetto ceto medio «perché sappiamo perfettamente che quando le società fanno aumentare i gap e il ceto medio si riduce, questo genera tensioni sociali e politiche». Si è parlato di una riduzione dell’Irpef fino a 60mila euro di reddito, ma in questo solco arriva anche l’indiscrezione - riportata dal Sole 24 Ore - sull’arrivo di un nuovo bonus al 65% per intervenire su infissi, condizionatori, solare termico, schermature e cappotti. Ma anche sistemi ibridi: composti da caldaia e pompa di calore, controllati da una centralina unica. L’agevolazione, già presente quest’anno sulla prima casa al 50% con il nome di ecobonus, salirebbe in questo modo di ulteriori 15 punti percentuali. L’ipotesi è già sul tavolo del governo e, siccome sarebbe una misura in grado di aumentare l’efficienza energetica in modo strutturale, ha i crismi per essere ammessa dall’Unione europea (ma l’ok ancora non c’è) tra gli interventi che possono rientrare nella flessibilità di bilancio da 14 miliardi della clausola di salvaguardia. Ieri è arrivato il plauso del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava: «L’efficientamento energetico è una scelta concreta: significa far risparmiare le famiglie sulle bollette e, allo stesso tempo, sostenere imprese e lavoro e creare economia». Sembra esserci aria di proroga oltre il 31 dicembre anche per l’agevolazione al 50% su elettrodomestici e mobili.

L’altra proposta forte rilanciata da Giorgetti riguarda l’aumento di stipendio dei giovani: con una flat tax del 5% sugli aumenti di stipendio che sarà presto «discussa nell’ambito della coalizione» nell’ambito delle discussioni sulla manovra che «affronteremo nelle prossime settimane». Giorgetti ha detto che ci vuole «la collaborazione dei datori di lavoro» visto che le imprese dovrebbero aumentare le buste paga dei giovani e in cambio lo stato riconoscerebbe un’aliquota inferiore su questa parte aggiuntiva. Il tutto si farà sempre tenendo sotto controllo le spese di un bilancio faticosamente risanato nel corso degli anni del governo Meloni. «Il recente aumento dei tassi da parte della Bce», ha sottolineato Giorgetti, «per contrastare l’inflazione, per chi è indebitato, come famiglie imprese e anche per lo stato comporta maggiori oneri». Una legge di bilancio, l’ultima della legislatura dopo «4 anni di risultati senza austerità». Il governo ci lavorerà con un «grande spirito di responsabilità e la consapevolezza che dobbiamo cercare di aiutare e promuovere lo sviluppo per andare incontro a quelle classi sociali e ceti che finora non hanno avuto l’attenzione che meritavano».

Chi non si toglie l’elmetto da guerra è il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini: «Quest’anno il sistema bancario italiano chiuderà con più di 50 miliardi di euro di utili, che in buona parte derivano dalla differenza fra interessi attivi e passivi». Se «il sistema bancario italiano, che fortunatamente è in salute e sta facendo guadagni record, chiuderà il 2026 con 50 miliardi di utili, se una piccola parte di questo utile, 2 o 3 miliardi venisse restituita alle famiglie, alle imprese, non penso che i banchieri, con soli 47 miliardi in portafoglio piangerebbero». Salvini è tornato a sostenere anche la riforma dell’Isee, l’indice patrimoniale usato per concedere gli aiuti: «Bisogna aiutare la gente che lavora, non la gente che non lavora o che lavora in nero con 30 bonus a ripetizione». Per questo in manovra potrebbe spuntare un tetto a quelli che Salvini definisce «collezionisti di bonus» e «ampliare la platea». Ad esempio, per i padri separati «ho sostituito l’Isee con la dichiarazione dei redditi fino a 35mila euro».

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