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Governo

Giorgetti e il valore del rigore

In quattro anni ha resistito alle sirene della spesa facile. Ha tenuto la differenza tra spesa pubblica ed entrate ad un livello controllato, come pochi in Europa

Il ministro dell�?economia Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi Roma 16 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

In politica economica si tendono a ricordare le misure varate, ma, spesso, contano di più le tentazioni sventate. Se un governo approva un programma di spesa, da noi si chiamano bonus, si vedono effetti limitati e sperabilmente positivi per la cerchia dei percettori di questa concessione. Ma il costo si spalma su milioni di contribuenti, più o meno ignari. Al contrario il politico che resiste ad un nuovo programma di spesa si crea solo dei nemici: quelli che avrebbero sperato di esserne beneficiati. È il caso del ministro dell’economia Giorgetti. In quattro anni ha resistito alle sirene della spesa facile. Ha tenuto la differenza tra spesa pubblica ed entrate ad un livello controllato, come pochi in Europa. Si dirà: era obbligato dalla procedura di infrazione. Sì e no. In Europa ci sono 10 paesi sotto controllo. Ebbene, tra di loro, l’Italia è quella che ha il rapporto tra deficit e Pil più basso: la Polonia ha un disavanzo del 6,5 per cento e la Francia del 5 per cento. Giorgetti ha tenuto i conti in ordine meglio di tutti. Alcuni a questo punto potrebbero obiettare che ha fatto male, che sarebbe valsa la pena aiutare i contribuenti. Qui viene la parte meno visibile del suo lavoro. E non è un giudizio di chi scrive, ma di milioni di persone che investono e si chiamano mercati. La Francia ha speso troppo e si trova in un cul de sac. Non ha spazio per spendere di più, ha tasse talmente alte che non può migliorare le entrate, la sua economia cresce poco come la nostra e la moneta non la governa, come tutti i paesi euro. E soprattutto non può continuare così. Il suo debito, titolava scandalizzato le Monde, è ai livelli più alti dal 1946. I loro titoli di Stato (Oat), con cui finanziano questo deficit, pagano ormai un interesse superiore a quelli italiani. Il che vuol dire che la rata del loro mutuo è sempre più gravosa. Se Giorgetti avesse preso la strada di spendere e spandere, con i mercati nervosi di oggi, ci avrebbe messo nella stessa condizione. Ogni anno spendiamo circa 90 miliardi di interessi solo per ripagare il debito. Se avessimo seguito l’esempio francese saremmo passati almeno a 100 (ipotizzando uno 0,3% di costo medio del debito in più). Il che vuol dire che da una parte avremmo finanziato qualche bonus e mancetta, ma dall’altra avremmo pagato interessi superiori per una decina di miliardi. Dal punto di vista economico una follia. Dal punto di vista politico una apparente genialata: fare contenti i clientes, facendo surrettiziamente pagare il conto più alto a tutta la popolazione. Giorgetti e il governo Meloni hanno resistito alla tentazione. Speriamo non si facciano tentare dall’anno elttorale.