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Governo

Electrolux, il governo salva gli stabilimenti italiani: oltre 100 milioni di investimenti e stop ai licenziamenti. Urso: “Un successo dell’Italia”

Intesa dopo 30 ore di trattativa. Dimezzati quasi gli esuberi inizialmente previsti, uscite solo volontarie. Il titolare del Mimit: “Abbiamo tutelato tutti i lavoratori”

In arrivo il nuovo piano industriale Garanzie anche su orari e salari

Trenta ore di trattativa, un confronto proseguito senza sosta anche durante la notte e, alla fine, un accordo che cambia radicalmente le prospettive di Electrolux in Italia. Il governo Meloni porta a casa un risultato importante su uno dei dossier industriali più delicati degli ultimi mesi: salvaguardati tutti gli stabilimenti italiani, oltre 100 milioni di euro di investimenti e nessun licenziamento imposto. È questo il risultato dell’intesa raggiunta al ministero delle Imprese e del Made in Italy, al termine di una lunga trattativa tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali.

I numeri raccontano la portata dell’operazione. La multinazionale svedese aveva inizialmente annunciato 1.719 esuberi, alimentando forti preoccupazioni sul futuro occupazionale e produttivo degli impianti italiani. Il nuovo piano riduce invece a un massimo di 902 le uscite previste, che saranno gestite esclusivamente su base volontaria e incentivata, con il sostegno degli ammortizzatori sociali. Un cambio di scenario significativo, accompagnato da impegni industriali che puntano a consolidare la presenza del gruppo nel nostro Paese.

L’intesa prevede infatti investimenti superiori ai 100 milioni di euro e una produzione complessiva di circa 3,2 milioni di pezzi annui a fine piano. A Porcia sarà ampliato il portafoglio prodotti, consolidando la produzione di lavatrici e lavasciuga. Confermati gli investimenti e le prospettive industriali anche per gli stabilimenti di Susegana, Solaro e Forlì. Particolare attenzione è stata riservata a Cerreto d’Esi, dove sarà garantita la continuità produttiva, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, in attesa di individuare una soluzione di reindustrializzazione capace di tutelare i 149 lavoratori.

Un passaggio tutt’altro che scontato, soprattutto in una fase particolarmente complicata per l’industria europea degli elettrodomestici, alle prese con la pressione della concorrenza internazionale e le difficoltà del mercato. Il governo rivendica così non soltanto la tutela dell’occupazione, ma anche la capacità di mantenere in Italia produzioni strategiche, evitando che la riorganizzazione della multinazionale si traduca in una stagione di licenziamenti e chiusure.

A sottolineare la portata dell’accordo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che rivendica il lavoro svolto dall’esecutivo e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti: “Abbiamo salvaguardato gli stabilimenti italiani mentre altrove in Europa chiudono e abbiamo tutelato tutti i lavoratori. Non ci saranno licenziamenti, ma anzi investimenti per aumentare la competitività dell’azienda nel mercato europeo mentre interveniamo in Europa affinché cambino le regole e sia tutelata l’impresa e il lavoro europeo dalla concorrenza sleale asiatica”. Il titolare del Mimit ha aggiunto: “Ci siamo riusciti perché abbiamo lavorato insieme, come un sistema Paese: istituzioni, governo nazionale, regioni, sindacati, associazioni d’impresa, ovviamente i nostri lavoratori. È un successo dell’Italia che dimostra come si possa fare se si lavora insieme.”

Rispetto allo scenario iniziale, la trattativa condotta al Mimit ha ottenuto una riduzione sostanziale degli esuberi e nuovi impegni produttivi sul territorio nazionale. Una risposta concreta alla crisi di un comparto strategico, che il governo indica come esempio di ciò che può essere ottenuto attraverso il confronto tra istituzioni, imprese e rappresentanti dei lavoratori.

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