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Governo

Evviva l’insurrezione liberale

Mentre la sinistra sogna patrimoniali da incubo, coccolando il sussidio elettorale e il reddito da divano, il governo Meloni risponde con la libertà

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi Roma 16 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

È molto più di uno sconto: è un manifesto. In un Paese dove la sinistra ha sempre visto la proprietà privata come un peccato originale da tassare, abolire il bollo auto è un atto di vera insurrezione liberale. Perché l’automobile non è un privilegio da castigare, è la gamba meccanica dell’italiano che lavora, del ceto medio che fatica e che non vuole più essere spolpato.

Tassare un bene acquistato con denaro già tassato è un controsenso logico, una vessazione ideologica. È la tassa sulla tassa, il retaggio di un fisco bulimico che considera il cittadino un bancomat. Mentre la sinistra sogna patrimoniali da incubo, coccolando il sussidio elettorale e il reddito da divano, il governo Meloni risponde con la libertà. Perché per il centrodestra il messaggio è chiaro: possedere non deve diventare una colpa fiscale. Invece, per una parte del mondo progressista, i grandi patrimoni devono essere spremuti per finanziare redistribuzione e servizi. Lo scontro vero è qui: non sul bollo, ma sull’idea stessa di proprietà privata.

In un mondo geopoliticamente fragile, dove le democrazie sono sotto scacco, muoversi liberamente è un atto di resistenza. Il governo segna una bandiera: la proprietà privata è sacra. Non si tocca. È la fine dell’epoca in cui lo Stato mette le mani nelle nostre tasche per finanziare l’ozio. La libertà non è un regalo, è un diritto. E oggi, in Italia, corre su quattro ruote. Senza bollo, senza catene. E una tassa apparentemente piccola finisce così per raccontare una scelta molto più grande.

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